In guerra con me stessa

...Immaginate un lungo muro di marmo nero coperto di iscrizioni a perdita d'occhio. Immaginate una trapunta ricamata con nomi e ritratti di morti, che copra molti ettari di terreno. Non sono caduti in guerra, e nemmeno vittime dell'Aids: i nomi che leggiamo su quel muro, su questa trapunta, sono quelli di donne morte per mano propria, uccise da alcol, droga, anoressia, bulimia, diete eccessive, dalle conseguenze di bruciature o tagli autoinflitti e da altri cento modi di farsi del male.
Alcune si sono suicidate, ma forse sarebbe più corretto considerarle assassinate, perchè nell'infanzia hanno subito abusi sessuali, violenze fisiche, terrorismo psicologico, oppure sono state abbandonate. Sono centinaia di migliaia di donne che dovrebbero essere ricordate come coraggiose vittime di una guerra o di un'epidemia e che invece sono biasimate per essersi tolte la vita, in quanto le lesioni fatali sono state inferte dalle loro stesse mani. Ma tali lesioni erano conseguenza diretta di ferite che genitori, nonni e altri membri della famiglia avevano causato durante la loro infanzia.
Ferite che non sono mai guarite.
Anzi, che col tempo si sono rivelate mortali.

Dusty Miller

...mi sento fortunata...sono sopravvissuta fino al momento in cui fortunatamente ho chiesto aiuto ed ho trovato i gruppi dei Dodici Passi. In quel momento è iniziato quel cammino spirituale che non mi porterà da nessuna parte ma che mi sta finalmente permettendo di vivere una vita degna...e di massacrare il mio corpo un pò di meno...
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...adotta tecniche - dal taglio alla bruciatura, dall’abrasione all’escoriazione, dalla flagellazione all’induzione forzata del disgusto - note (per ben altri scopi) alle sante dei secoli passati, in una mimesi parodistica della forza di carattere e della virtù.
Ossessionate dai loro rituali che combinano l’esaltazione del autocontrollo col masochismo psichico e fisico (di cui ho scritto nel mio libro Volersi male, editore Franco Angeli), riescono infine a escludersi dalla vita sentimentale simulando l’inviolabilità e raggiungendo l’insensibilità.
Dice una ragazza affetta da tale disturbo: «Ho capito che lo faccio per allontanare gli altri... Avendo tante cicatrici sul viso e sul corpo, finisco per fare ribrezzo e così mantengo gli altri a debita distanza. In un certo verso la cosa mi rassicura, data la mia paura degli altri. E’ come se fosse una «barriera di protezione». In sostanza il motto dell’autolesionista potrebbe essere: «Sono io a farmi del male, non tu!»
Si tratta dunque di una patologia dell’identità affettiva e di genere caratteristica di donne giovani e insicure, che va sottratta alla solitudine e affidata alle cure della psicoterapia e dei gruppi di auto aiuto, perché si sviluppi un’identità femminile matura, capace sia di autonomia che di relazione.

http://www.psyche.altervista.org/autolesionismo.htm

...io non sono ancora capace di amare il mio corpo...ci sono momenti in cui lo considero "un nemico"...
è forse per evitare di entrare in intimità col mondo fuori che io cerco ancora di imbruttire il mio aspetto? In questo periodo sto cercando di prendermi un pò più cura di me...poi mi fa male un ginocchio, mi si inchioda la schiena, mi si chiudono gli occhi per la stanchezza e mi sembra di fare tanta fatica per niente...dal 15 agosto sto cercando di amarmi un pò di più...e ringrazio le amiche del forum di cui ho fatto cenno in un altro post e una amica speciale che mi aiuta a scrollarmi un pò...ringrazio perchè è anche merito vostro se in questi otto giorni sono riuscita ad andare in bici sotto il sole di mezzogiorno, a non abbuffarmi di gelato e di schifezze...a darmi l'olio per mantenere la pelle elastica...
azz!
io che mi dò l'olio! da non crederci!

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