Stalking - Persecuzione

...a volte mio marito cerca di spaventarmi sui pericoli del web e io forse gli sembrerò pazza quando affermo che la violenza peggiore io l'ho sempre ricevuta dalle persone che mi volevano bene...
...prima la famiglia di origine...poi...il resto...
Ieri sera ho fatto la stupidata di guardare per tv un filmettino fatto male, con una trama sviluppata male e un doppiaggio da scuola media e anzichè cambiare canale sono rimasta incollata lì davanti fino alla fine andando a risvegliare ferite nascoste alla mia vista mai curate veramente.
E' stato naturale svegliarmi in preda agli incubi di ieri e far partire subito la testa per organizzarsi in caso di fuga improvvisa.
Ma oggi la mia vita è diversa. Vicino ho persone che mi amano e mi mantengo ben lontana da situazioni di rischio cercato.
Ho subito fatto una ricerca nel web sperando di trovare risposte e alleggerire il panico.
Ora mi sento di poterci lavorare su.

Ora che ho avuto qualche risposta il panico sta passando.

http://luciarecchione.it/vittima-stalking/2011/03/

 

Il termine stalking deriva dall’inglese “to stalk” che vuol dire inseguire, appostarsi durante la caccia, ed è utilizzato per indicare una sistematica violazione della libertà personale.

Comprende un vasto campionario comportamentale che va dalle telefonate, lettere anonime, sms, pedinamenti ossessivi, inseguimenti ecc. La modalità più diffusa è la telefonata, ma sono in aumento anche gli sms e il cyberstalking ovvero attraverso le chat .

 

CHI E’ LO STALKER?: Può essere qualcuno che conosciamo bene come un ex partner, o che abbiamo conosciuto occasionalmente come un vicino di casa o uno sconosciuto magari incontrato al supermercato.

 

LE MOTIVAZIONI DELLO STALKER: lo stalker ha desiderio di avvicinare una persona da cui si sente ossessionato, vuole recuperare il partner perso, vuole cominciare una nuova relazione, vuole vendicarsi. Sperimenta un forte bisogno di relazionarsi, è immaturo emotivamente, egocentrico, sente una forte esigenza di riconoscimento e attenzione, spesso è preda dei suoi impulsi.

Alcuni studi compiuti su questo fenomeno (Mullen P. E. & al., 2000) hanno distinto due categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking:

- La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, sia relativi a stati affettivi amorosi che a vissuti di odio, rancore o vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales.

- Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai contatti, che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di confronto diretto, quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni.

Generalmente non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie in forme miste in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di azioni.

 

A tal proposito, sono particolarmente importanti tre caratteristiche di una molestia perché si possa parlare di “stalking”:

1. l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata

2. lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati dalla ripetizione, insistenza e intrusività;

3. la pressione psicologica legata alla “coazione” comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima, definita stalking victim, in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico. Questi vissuti emotivamente forti possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.

 

Una ricerca australiana del 2001 ha identificato 5 tipologie di stalker: Il risentito, il respinto, il bisognoso di affetto, il corteggiatore incompetente e il predatore.

 

Il risentito: Agisce spinto dal desiderio di vendetta per un torto che ritiene di aver subito. Si tratta di una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa. Il problema più grave è legato alla scarsa analisi della realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro volta a rinforzarli.

 

Il respinto: è un persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di “inseguitore assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento sviluppato che è una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate all’abbandono che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare l’assenza dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé.

 

Il bisognoso di affetto: è in cerca di un rapporto intimo di qualsiasi tipo, materno, romantico, amichevole, con un partner idealizzato. La vittima in genere viene considerata, per via di una generalizzazione a partire da una o più caratteristiche osservate anche superficialmente, vicina al “partner o amico/a ideale”, una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la propria mancanza di amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta. Questa categoria include anche la forma definita “delirio erotomane”, in cui il bisogno di affetto viene erotizzato e lo/la stalker tende a leggere nelle risposte della vittima un desiderio a cui lei/lui resiste. L’idea di un rifiuto, vissuto come un’intollerabile attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta difesa basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue reazioni e della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.

 

Il corteggiatore incompetente: il suo comportamento è alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare.

 

Il predatore: ha un unico scopo: il rapporto sessuale con la vittima. Egli prova soddisfazione e una sensazione di potenza nell’osservarla di nascosto e nel pianificare l’agguato, la vittima rappresenta infatti un oggetto compensatorio di carenze personali, affettive e sociali. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.

 

Non tutti gli stalkers sono malati o affetti da una patologia psichiatrica, il loro problema principale è da cercare nella difficoltà che incontrano nel rapportarsi con gli altri, l’unica modalità che conoscono è l’imposizione violenta e aggressiva sull’altro e l’invasione della vita privata altrui.

 

In Italia solo recentemente lo stalking viene considerato reato ed è perseguibile con la reclusione, la polizia interviene solo se ci sono minacce di morte o lesioni alla persona, per questo a volte purtroppo si interviene troppo tardi, il limite tra una condotta accettabile e una ossessiva è davvero sottile e spesso soggettivo. Infatti per alcune persone dieci telefonate al giorno sono normali.

 

COSA FARE: Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori.

Esistono tuttavia alcune regole utili:

Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker. Il primo passo è allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare delle precauzioni maggiori. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti volti a scoraggiare, quando è possibile, gli atti di molestia assillante.

Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro. Altri sforzi di convincere il proprio persecutore insistente, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto e di cure, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.

Comportamenti molto efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini routinarie e prevedibili, in orari maggiormente affollati e in luoghi non isolati, magari adottando un cane addestrato alla difesa, un modo che si è rivelato molto utile sia come concreta difesa che per aumentare la sensazione di sicurezza.

Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la suoneria e rispondete gradualmente sempre meno.

Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.

È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza. Se si pensa di essere in pericolo o seguiti, non andare mai di corsa a casa o da un amico, ma recarsi dalle forze dell’ordine.

 

LE CONSEGUENZE DELLO STALKING: Purtroppo molto spesso, i comportamenti di stalking possono essere protratti a lungo con conseguenze psicologiche negative principalmente per la vittima. Quest’ultima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene perseguitata, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking infatti, sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche flashback e veri e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.

Si può parlare di stalking quando la persona subisce almeno una decina di comportamenti molesti nell’arco di un mese, ma non dimentichiamo che quello che nasce come un gesto di amore o cortesia può presto divenire un atto persecutorio .

http://luciarecchione.it/vittima-stalking/2011/03/

Il molestatore, l’assassino, il violentatore, raramente ha un volto sconosciuto.

La maggior parte delle violenze sessuali sulle donne è commesso da conoscenti, parenti, amici, ex fidanzati, ex mariti.

E frequentemente si tratta di violenze annunciate dalle telefonate ossessive, dai pedinamenti, dalle minacce, da un’invadenza degli spazi personali che si fa sempre più pressante.

In gergo si chiama stalking (in inglese persecuzione, pedinamento).

 

“Atti persecutori”, così sono definiti nel disegno di legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri: saranno un vero e proprio reato, non più un fastidio contro il quale era inutile appellarsi. Fino a 4 anni di reclusione le pene previste, fino all’ergastolo se le minacce si concretizzano e la vittima muore. La proposta è stata portata in Cdm dai ministri della Giustizia Angelino Alfano e da quello delle Pari Opportunità Mara Carfagna. “L’introduzione del reato di stalking mette l’Italia al passo con gli altri paesi che hanno già legiferato in proposito” ha detto Carfagna, “la tutela delle vittime delle molestie insistenti è necessaria per la prevenzione di violenza sessuale e omicidi passionali”.

Da una recente ricerca citata dal guardasigilli Alfano “risulta che su 300 crimini commessi tra partner o ex partner, l’88% ha come vittime le donne e, nel 39% dei casi, si tratta di crimini annunciati poiché si consumano dopo un periodo più o meno lungo di molestie”. Un’attività persecutoria che attualmente è punita con sanzioni penali modeste.

 

Per l’Osservatorio nazionale stalking le molestie in un caso su due sono a opera di ex mariti, ex conviventi, ex fidanzati, ma possono essere compiute anche da conoscenti, colleghi o estranei: almeno il 20 per cento di italiani, soprattutto donne, ne sono stati vittime dal 2002 al 2007. Nel provvedimento varato, si stabilisce che “il reato consiste nel porre in essere minacce reiterate o molestie con atti tali da creare nella vittima un perdurante stato di ansia o paura o un fondato timore per l’incolumità propria o di persona legata da relazione affettiva o a costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita”.
I limiti della pena sono stati adeguati alla gravità del reato (da uno a quattro anni) e possono essere aumentati ‘’se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata alla vittima da relazione affettiva”. La pena inoltre è aumentata da un terzo alla metà ‘’se il fatto è commesso ai danni di un minore”, se a compierlo è una persona armata o mascherata, e, infine, si tratta di una violenza ”di gruppo”.

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