Adesso che vivo in questa casa così "particolare" ho la possibilità di "ammirare" da vicino l'attività delle vespe...
Qui è il regno degli animali che si sono insediati vicino alle case trovando negli anfratti, nei buchi, nelle intersezioni dei legni la localizzazione ideale per i loro rifugi.
Passeri, merli, stormi nidificano sulle cime degli alberi, sotto i tetti...
calabroni e vespe in tutti gli altri buchi...
mi dispiace doverle mandare via distruggendo i loro nidi esterni o forse abusando di spray nei buchi in cui le vedo entrare...ma le loro punture potrebbero uccidere i miei "coinquilini" e potrebbero fare veramente molto male anche a noi...
così stamattina faccio un salto in internet per vedere se ci sono rimedi alternativi all'uccisione e, soprattutto, per conoscerle meglio e vedere se sia possibile convivere in questo spazio...

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Si distinguono per avere gli occhi composti a forma di rene ricurvo. Lunghi da 1 a 5 cm, i vespidi hanno corpo bruno o nero a strisce gialle o variamente colorato nelle specie di paesi tropicali (colori aposematici). Le vespe sono insetti sociali: le loro società comprendono femmine sterili, operaie, ed una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo.
Nell'ordine degli Imenotteri si riscontrano molti altri esempi di socialità più o meno evoluta: il livello di socialità delle vespe, anche se spesso complessa ed affascinante, è meno "evoluta" di quella delle api e di molte specie di formiche che rappresentano fra gli esempi evolutivi più alti della socialità fra gli insetti. La socialità è apparsa negli imenotteri diverse volte durante la storia evolutiva dell'ordine. Probabilmente questa particolarità è data da una caratteristica genetica per la quale tutti i maschi sono di tipo aploide, mentre le femmine sono tutte di tipo diploide. Secondo un complesso calcolo quindi le sorelle fra loro sarebbero geneticamente simili per il 75% mentre condividono solo il 50% del patrimonio genetico con le madri. Secondo alcuni studiosi per tale motivo le femmine sono portate ad aiutare la madre a generare sorelle invece di dedicarsi a generare prole propria.
I nidi possono essere più o meno complessi e sempre costituiti di un materiale simile al cartone che viene creato impastando del legno con la saliva (da qui il soprannome di vespe cartonaie) e sono posti su rami, rocce, cavità dei tronchi oppure sottoterra, e sono divisi in cellette esagonali con apertura inferiore. Il numero di componenti di una società può andare da alcune decine (è il caso ad esempio del Polistes gallicus diffuso in tutta l'Europa Meridionale), a più di 100.000 individui come nel caso di certe specie tropicali.
Gli adulti delle vespe si cibano di nettare dei fiori ma predano piccoli insetti per integrare la dieta delle larve che allevano nel nido. Le vespe producono anche piccole quantità di miele che usano sia per nutrire le larve che per rapporti sociali attraverso trofallassi.
Le femmine sono dotate di un aculeo velenoso che utilizzano esclusivamente per difesa e la puntura è dolorosa, in alcuni casi pericolosa perché potenziale scatenante di forme allergiche. In tal senso, la vespa più pericolosa è spesso considerata il calabrone, anche se recenti studi sembrano dimostrare che questa specie non sia in realtà particolarmente aggressiva verso gli esseri umani.
Fra le varie specie di Vespidae ne esistono anche con un comportamento da parassita sociale. Ad esempio nell'ambito del genere Polistes, le femmine delle varie specie del sottogenere Sulcopolistes riescono ad accedere ad un nido iniziato, sottomettono la femmina dominante, ed eventuali altre operaie, e depongono le loro uova nelle celle libere del nido. Da quel momento le operaie iniziano a nutrire e curare le larve del parassita. Le femmine del parassita sono sempre tutte feconde e non operano alcuna attività nel nido.
Il termine comune vespa indica anche molte specie appartenenti a famiglie con comportamento solitario, quali gli Sphecidae, le Scolidae.
http://it.wikipedia.org/wiki/Vespidae

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E’ normale pensare alle vespe come insetti con un temperamento cattivo e un pungiglione velenoso.
Sappiamo oggi che questi insetti hanno un sofisticato comportamento e spesso aiutano gli agricoltori, controllando altri insetti dannosi alle colture.
Alcune specie si nutrono di nettare, che prelevano dai fiori, in modo simile alle api, aiutando l’impollinazione di varie piante.
Di solito la loro cattiva reputazione deriva di solito dal disturbo che noi arrechiamo loro. Normalmente diventano aggressive solo alla fine dell’estate.
Le vespe possono essere divise in due grandi gruppi: le vespe sociali e le vespe solitarie, anche se alcune specie hanno caratteristiche intermedie.

VESPE SOCIALI
Le vespe sociali vivono in colonie, nelle quali le responsabilità sono divise tra tre caste: la regina (femmine fecondate), le operaie (femmine normalmente sterili), e maschi fertili.
Le colonie durano un solo anno. Soltanto le femmine fecondate passano l’inverno in ricoveri scelti in modo opportuno, nei posti più vari (dai sottotetti alle screpolature degli alberi, ecc.). In primavera, il ciclo riprende con l’insediamento, da parte della femmina svernante, del favo, che poi verrà completato dalla discendenza (operaie).
A differenza delle api, le vespe non formano cera. Per costruire i favi utilizzano polpa di legno, che viene masticata dalle capaci mandibole, e impastata con saliva fino a formare una sostanza simile al cartone (da qui il soprannome di "cartonaie").
Un nido di vespe può contenere un numero alto di individui, a seconda della specie (fino a 20.000 individui), e tutte le larve vengono nutrite con sostanze proteiche di varia origine.
Questi insetti cercano le sostanze zuccherine con visite occasionali sui fiori, quando la conformazione lo permette a causa della loro corta "lingua". Di solito prelevano le sostanze zuccherine dalla saliva delle larve, che contiene più zucchero di quanto sia loro necessario.
Alla fine della stagione estiva, le operaie non dovendo più nutrire larve che hanno raggiunto la maturità, ricercano frutta ed altre sostanze dolci. In questo periodo diventano aggressive. Muoiono comunque con i primi freddi.
La identificazione della specie è legata ai disegni della parte anteriore del capo e dell’addome (comunque non sempre ben definiti).

La lotta alle vespe
Le vespe sono caratterizzate da spiccata aggressività. Al contrario i calabroni reagiscono solo se disturbati.
Questi ultimi possono però inoculare una quantità superiore di veleno, e quindi sono più temibili.
Anche la vespa comune (Polistes gallicus) non è aggressiva, e reagisce solo se viene toccato in qualche modo il nido e inoltre la colonia è composta di pochi individui.

Le vespe di terra (Vespula germanica), invece, sono pericolose a causa del numero elevato di individui per nido, spesso costruito nel terreno e quindi facilmente disturbabile poichè non visibile.In caso di attacco è consigliabile evitare gesti bruschi per allontanarle. Sarebbe più opportuno non cedere al panico, sopportare alcune punture e aspettare che gli insetti si tranquillizzino, evitando così un attacco più massiccio e quindi più pericoloso.
E’ sempre preferibile operare alla sera o al mattino presto, indossando una tuta da apicoltore, maschera compresa.
Si dovrebbero usare insetticidi dal forte potere abbattente. Ne ricordiamo alcuni:
Propoxur
Ddvp
Bendiocarb
Clorpirifos
Carbaril
Diazinone (microincapsulato è ottimo per la preparazione delle esche)
Resmetrina
I piretroidi in genere non sono efficaci per questi insetti (ad eccezione della Polistes), e, anzi, possono provocare una dura reazione.
E’ consigliabile utilizzare per il trattamento una lancia che permetta di operare a distanza.
Sono disponibili oggi degli spray, con un getto potente (fino a quattro metri), dal buon potere abbattente.
La maggiore difficoltà deriva, spesso, dalla impossibilità di raggiungere il nido, perché nascosto sotto ripari: ad esempio sotto le tegole, nei cassonetti, tra le travi di sostegno ecc. In questo caso, è indispensabile rivolgersi a personale specializzato.

Polistes gallicus
Essendo Il nido fatto di un solo favo rivolto verso il basso, è possibile cercare di distruggerlo, facendolo cadere con una pertica in un contenitore rovesciato, nel quale sia stato inserito un supporto imbevuto di un insetticida a pronta azione. Tenere il contenitore premuto contro il soffitto costringendo la colonia al contatto. Rimuoverlo bloccando il favo all’interno.

Vespa crabro (calabrone)
Vespa orientalis

Il nido è circa di 30-40 cm, composto da più favi sovrapposti, e posto di solito nelle cavità di grossi tronchi (V. crabro), a volte dentro cornicioni, cassonetti, camini e cavità nel terreno, sotto tettoie ecc. (V. orientalis).
Con una protezione adeguata, vanno distrutti i nidi con gli insetti contenuti. Se il nido è inserito in aperture, si deve operare di sera chiudendo l’accesso, e irrorando un insetticida adeguato e concentrato attraverso una apertura lasciata disponibile, utilizzando una lancia.
Se il nido è pensile, essendo di dimensioni notevoli, si deve provocarne la caduta dentro un contenitore nel quale si sia prima posto del materiale imbevuto di una buona quantità di insetticida adatto.

Vespula vulgaris
La colonia è formata da 1000-2000 individui. Il nido non sempre è visibile, e quindi pericoloso.
Se il nido è posto nel terreno, si deve chiudere l’apertura con una rete a maglie strette, e successivamente si deve irrorare un buon insetticida. Se posto in altro ambiente, occorre definire bene come chiudere l’ingresso, e quindi trattare.
www.ricerche-disinfestazione.com/veslotta.html

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Gli insetti della famiglia degli imenotteri (ape, calabrone, vespa) hanno un pungiglione, con cui iniettano nella pelle un veleno che, di solito, provoca solo problemi locali. Tuttavia, in soggetti allergici, si possono avere reazioni anche molto gravi.
Nella sede della puntura si forma immediatamente una chiazza gonfia, rossa e dolente. Il dolore in genere scompare entro 2 ore, mentre il gonfiore può aumentare ancora per 24 ore. Al centro, può essere visibile un punto nero, (segno che nella pelle è rimasto il pungiglione e che si trattava di un'ape).
Se le punture sono numerose (soprattutto se dovute a calabrone), si possono avere sintomi generali, come vomito, diarrea, mal di testa e febbre: si tratta di sintomi dovuti alla grande quantità di veleno iniettato, non ad allergia.
Punture localizzate alla lingua e alla bocca in genere possono provocare problemi di respirazione.
Infine, in soggetti ipersensibili, si possono avere sintomi di allergia, fino allo shock anafilattico.

- Togliete l'eventuale pungiglione grattandolo via con un coltellino o una carta di credito; se ne rimane solo un piccolo frammento, usate una pinzetta o un ago sterile come per togliere una scheggia
- Applicate ghiaccio
- Chiamate successivamente il medico se:
non riuscite a togliere il pungiglione
il gonfiore continua ad aumentare dopo 24 ore
il dolore persiste oltre le 2 ore
il gonfiore risale oltre il polso in caso di puntura alla mano o oltre la caviglia in caso di puntura al piede

- Non schiacciate la pelle intorno al pungiglione per farlo schizzare fuori: favorireste solo l'entrata in circolo del veleno

Le sostanze repellenti non funzionano con questo tipo di insetti, pertanto:
- Attenzione a frutteti in fiore e campi di trifoglio
- Non camminate a piedi nudi sul prato
- Controllate accuratamente la camera e le lenzuola, dopo aver aerato l'ambiente
- Attenzione ai profumi, alle bibite dolci, alla frutta, al miele, alle marmellate: attirano le vespe!
www.amicopediatra.it/genitori/curio...a_calabrone.htm

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