Narvalo

ieri ho visto un documentario per tv...narvali e beluga che giocavano insieme nelle gelide acque dell'artico...naturalmente ora sono qui a documentarmi sul narvalo, un mammifero di cui non conoscevo l'esistenza...
ma quanto sono ignorante!?

 

 

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Narvalo
GRUPPO: mammiferi
ORDINE: cetacei
FAMIGLIA: monodontidi
GENERE e SPECIE: monodon monoceros
PESO: fino a 1'500 Kg
LUNGHEZZA: fino a 4,7 m il maschio adulto, fino a 4,2 la femmina
MATURITA' SESSUALE: 4-7 anni
NUMERO DI PICCOLI: 1-2
DIETA TIPICA: pesci, crostacei e molluschi cefalopodi

 

NOTE INTERESSANTI
- Il narvalo adulto si presenta come un grande cetaceo di colore bianco con macchie più scure sul dorso e macchie lievemente più chiare sul ventre. I piccoli invece assumono questa colorazione solo crescendo: nascono infatti di un colore più scuro, probabilmente per meglio mimetizzarsi nell'ambiente acquatico e subire così meno attacchi dai predatori.
- Presenta delle diversità rispetto agli altri odontoceti: innanzitutto è privo di pinna dorsale e inoltre è dotato del muso a becco tipico invece della sua famiglia.
- Il narvalo è spesso una buona preda delle orche ma il suo più pericoloso nemico è l'uomo. Gli eschimesi cacciano abitualmente i narvali per la loro carne e il grasso, di cui si nutrono per l'elevato contenuto di vitamina C in questi presente, per la pelle, impiegata per realizzare elastiche e resistenti cinghie e le pregiate zanne per medicamenti tradizionali ma, soprattutto, per la lucrosa esportazione di avorio. È proprio a causa dell'uomo se i narvali stanno ormai scomparendo dai freddi mari artici in cui i pochi esemplari ancora rimasti sono ormai in via di estinzione.

 

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Habitat
Il narvalo, o Monodon monoceros della famiglia dei monodontidi, vive nel Mar Glaciale Artico, soprattutto tra il nordest canadese e la Groenlandia, ma all'occorrenza non esita a spingersi fino in Siberia. Questo animale è in grado di nuotare abbastanza velocemente ed è dotato di un piccolo sfiatatoio che gli permette di respirare emettendo un fischio acuto. Solitamente nuota nelle profondità del mare, alla ricerca di piccoli crostacei, ma durante il periodo estivo si sposta verso le baie e a volte risale perfino i fiumi.
Comportamento
Timido di indole, solitamente vive in piccoli gruppi che possono variare dai 2 ai 12 individui ma nel periodo delle migrazioni i vari gruppi si uniscono dando origine a veri e propri branchi. Pare anche che i gruppi non si formino a caso: i narvali hanno un vero e proprio criterio di suddivisione che si basa sul sesso e sull'età degli individui. I gruppi che vengono a formarsi sono uniformi, ancor più durante le migrazioni.
Nutrimento
La dieta del narvalo consiste in pesci, crostacei e, soprattutto, molluschi cefalopodi, piccoli abitanti delle acque profonde.
Riproduzione
Sistema sociale e comportamento riproduttivo non sono conosciuti, ma il dimorfismo sessuale, ossia la presenza del grande dente nel maschio ma non nella femmina, fa da sempre credere agli studiosi che i maschi combattano tra loro durante la stagione dell'accoppiamento.
http://www.arcadiaclub.com/

I narvali sono abbastanza comuni, in quanto sono sopravvissuti al generale sterminio delle balene per l'impossibilità di accedere alla regione artica. Generalmente vivono in piccoli gruppi, a volte fino a 50 unità, ma questi si possono ancora associare per dare origine, qua e là, a dei numerosissimi gruppi, di diverse migliaia di unità. Questi, a loro volta, possono essere misti o divisi per sesso. I narvali sono in grado di nuotare abbastanza rapidamente e, quando vengono alla superficie, respirano emettendo un fischio acuto, e quindi restano immobili sul pelo dell'acqua per alcuni minuti prima di rituffarsi.
D'estate i narvali si spostano verso le baie e risalgono talvolta i fiumi. Uno di essi è stato trovato perfino a 1000 km circa dalla foce del fiume Yukon. Talvolta, però, restano intrappolati nelle baie costituite dal ghiaccio che progressivamente ricopre l'intera insenatura. I narvali allora cercano di aprire degli orifizi per poter respirare e, quando rimangono catturati in gruppo, forniscono agli eschimesi l'opportunità di poter disporre di carne e di grasso per tutto l'inverno, perché le «sacssat», come gli eschimesi chiamano queste «celle», possono contenere fino a 1000 narvali ciascuna.
I narvali in genere si nutrono essenzialmente di seppie, di calamari e di crostacei. Non hanno però denti funzionali, per cui afferrano la preda con le solide estremità delle possenti mandibole e la ingoiano intera.
Così, come per molte altre balene, si sa pochissimo sulle abitudini riproduttive dei narvali; i dati che appena si conoscono è possibile ottenerli solo quando le balene sono tenute in cattività negli «oceanari». Comunque la femmina partorisce uno o due piccoli, che misurano alla nascita 1,5 m. Si è detto che la coda del piccolo esce dal corpo della madre quattro-sei settimane prima della nascita, per cui può subito nuotare. Anche se si tratta di una leggenda della Groenlandia, questo accenno è stato fatto anche nei libri di testo, ma per dimostrarne la veridicità occorrerebbero osservazioni più ravvicinate ed approfondite, che fino ad oggi sono state assai limitate.

I narvali sono predati normalmente dalle orche o dagli orsi polari e si parla anche di un tricheco che è stato capace di uccidere un narvalo. Gli eschimesi e le altre popolazioni che vivono nei pressi del Mare Artico catturano i narvali, con gli arpioni o le reti, per la loro carne, il grasso, la pelle e le zanne. La pelle, chiamata «nuktuk» in eschimese, è pregiata per farne cinghie in quanto resta elastica sia quando è bagnata che quando è gelata; inoltre, la si mangia anche cruda per il suo contenuto di vitamina C, la quale è piuttosto carente nella normale dieta degli eschimesi.

Molte idee piuttosto ingenue sono sorte circa l'uso della zanna del narvalo. Si è infatti pensato che si potesse trattare di un'arma per attaccare gli altri narvali, o persino le imbarcazioni, oppure per creare dei fori di respirazione nel ghiaccio, o, ancora, per arpionare il cibo. Queste due ultime ipotesi sono però da scartare facilmente, perché, se rispondessero al vero, anche le femmine dovrebbero portare le zanne. Inoltre, è piuttosto improbabile che la zanna rappresenti un'arma, perché i narvali non sono affatto aggressivi. In realtà non si può dare una risposta definitiva a questo quesito. Tuttavia, è molto probabile che si tratti di una peculiarità legata al sesso, tipica dei maschi, come le corna di un cervo o i lobi carnosi del becco di un gallo.

Le zanne del narvalo furono portate dai Vichinghi in Europa, o forse anche da alcune popolazioni siberiane. Alcuni storici credono che la ricchezza dell'Islanda in epoca vichinga fosse dovuta proprio al commercio di questo pregiato prodotto, richiesto in tutta Europa (nella Basilica di San Marco a Venezia, per esempio, si conservano tre zanne di narvalo). A quel tempo le zanne di narvalo erano molto preziose come avorio, ma specialmente per la presunta capacità di neutralizzare i veleni. Nel Medio Evo, infatti, un bicchiere di zanna di narvalo rappresentava un buon investimento per chiunque avesse molti nemici. Non è poi sorprendente che il bel corno attorcigliato si allacciasse alla leggenda dell'unicorno. Probabilmente la storia fu narrata da commercianti che conoscevano l'origine delle zanne, infatti solo verso la metà del XVII secolo, il famoso unicorno fu identificato come appartenente al narvalo.
I corni d'unicorno che si trovavano più frequentemente nelle camere delle meraviglie nell'Europa del Medioevo e nel Rinascimento erano spesso esempi della zanna dritta e ritorta del maschio del narvalo, un cetaceo dell'Artico, come dimostrò nel 1638 lo zoologo danese Ole Worm.

Queste zanne, in virtù della loro eccezionale lunghezza (fino a 3 metri) e la perfetta struttura elicoidale, venivano pagate a peso d'oro e portate in Europa a partire dal XV secolo e fin quasi all'inizio del XIX secolo e passavano varie prove che tendevano a riconoscere i "falsi" corni di unicorno. le rappresentazioni grafiche dei corni di liocorno nell'arte europea derivano da queste zanne. Elisabetta I d'Inghilterra teneva un "corno d'unicorno" nelle sua camera delle meraviglie privata, portata dall'esploratore Martin Frobisher dal suo ritorno dal Labrador nel 1577.
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