abitare in campagna ha i suoi vantaggi!
peccato che io sia così ignorante in ornitologia e non sappia distinguere un uccello da un altro...o un cinguettio da un altro...
però sono brava a parlare con loro
e la cosa che mi stupisce è che quando io parlo...loro zittiscono...

stanotte, erano circa le tre mentre uscivo di casa per andare al lavoro, fuori era tutto un concerto...
uccelli nascosti nel buio che parlavano e parlavano...
al mio "ma cosa state dicendo?" si sono zittiti per poi ripartire più carichi di prima :fl95c4.jpg:
che meraviglia!!!!!
ieri ho perso due ore qui davanti al pc per postare una ricerca sul Falco Pellegrino...ho "perso" perchè mi è caduta la connessione e ho perso tutto il lavoro fatto...però non ho perso quello che ho imparato dalla mia ricerca e vorrei poterlo condividere...

c'è un uccello che vive fra Villa Fontana e Fossatone
fra i merli, le gazze, le cornacchie e i passerini, c'è un rapace che vedo spesso ma che non so distinguere...
non capisco se è una Poiana Comune o un Falco...
mio marito si stupisce che possa essere un Falco
eppure da una recente ricerca in internet ho scoperto che i Falchi Pellegrini hanno nidificato proprio a Bologna, nel Fiera District e addirittura in San Petronio...
quindi
potrebbe essere un Falco anche quello che vedo io!?


Image and video hosting by TinyPic


Il falco pellegrino (Falco peregrinus, Tunstall 1771) è un genere di Falconidi diffuso quasi in tutto il mondo (Europa, Asia, Africa, Nordamerica e Sudamerica, Australia, Tasmania e Oceania).
Sviluppo della popolazione
Il Falco pellegrino è considerato un superpredatore. Come tale le sue popolazioni sono soggette a notevoli variazioni, dovute alle fluttuazioni delle popolazioni delle prede (quasi esclusivamente uccelli), alle persecuzioni messe in atto dall'uomo (per esempio la sistematica distruzione di esemplari nelle Higlands scozzesi, dove i falchi predano prevalentemente le pernici bianche (Lagopus lagopus), o durante la seconda guerra mondiale, quando il Governo inglese tentò, senza riuscirvi, di distruggere la specie per proteggere il traffico dei piccioni viaggiatori, usati per tenere i contatti con la Resistenza francese). Nonostante questo, intorno al 1950, vi erano nel mondo numerosi falchi pellegrini: da 9.320 a 12.470 coppie in Europa, escludendo la Russia (D. Ratcliffe 1993); da 10.600 a 12.000 coppie in Nord America (Cade e Burnham 2003); da 3.000 a 5.000 coppie in Australia (Cade 1982); senza beninteso poter calcolare la consistenza delle popolazioni, mai studiate in quell'epoca, del resto del mondo. In Europa occidentale e in America settentrionale, poco dopo il 1950, ebbe inizio un autentico tracollo che portò alcune popolazioni al completo collasso. Per esempio, quella statunitense a est delle Montagne Rocciose scomparve completamente, mentre rimasero circa trenta coppie negli Stati occidentali (Cade e Burnham 2003). In Europa centrale e settentrionale si ebbe parimenti una quasi totale scomparsa e in Inghilterra si passò dalle circa 700 coppie del 1955 (S. Cramp, 1980) alle 68 del 1962 (D. Ratcliffe 1980). Resistettero invece quasi tutte le popolazioni del Mediterraneo (S. Cramp 1980). In seguito al bando del DDT, alla rigorosa protezione dei siti di nidificazione dal prelievo di uova e nidiacei per la rinascita della falconeria e agli importanti interventi di reintroduzione, le popolazioni, a partire dagli anni settanta ebbero una progressiva e quasi totale ripresa. La specie, fra l'altro, si adatta volentieri alla presenza dell'uomo, tanto da nidificare spesso nei palazzi cittadini.

Image and video hosting by TinyPic


Cause del declino e del ripopolamento
Da molti secoli, in Europa, falconieri, collezionisti di uova, guardiacaccia e allevatori di piccioni viaggiatori hanno prelevato un costante, e talora pesante, tributo di uova, giovani e adulti di falco pellegrino, ma la popolazione complessiva ha resistito, nonostante una forte mortalità giovanile. Intorno al 1955 molte popolazioni hanno conosciuto un'importante decrescita: si osservavano con frequenza esemplari morti ma, soprattutto, si travavano le uova, rotte nei nidi abbandonati.
Molti ricercatori, da entrambi i lati dell'Atlantico, cominciarono a intuire che la causa potesse essere l'inquinamento da insetticidi cloroderivati (DDT e, in particolare, DDE). Ma fu Ratcliffe (studiando uova di collezioni museali) a dimostrare che, fra il 1945 e il 1947, contemporaneamente all'introduzione massiccia di questi prodotti in agricoltura, i gusci delle uova di falco pellegrino, improvvisamente, avevano cominciato a perdere spessore. I biologi, in particolare D. S. Miller poterono successivamente dimostrare che gli insetticidi in questione provocano un'alterazione enzimatica dell'[anidrase carbonica] e del calcio ATPasi, che trasportano il calcio dalla circolazione sanguigna della femmina al guscio in formazione dell'uovo. Le stesse alterazioni, e la stessa catastrofe, si riscontravano in altri falconiformi, in particolare in quelli che si nutrono principalmente di uccelli, per esempio nello sparviero. Le modalità di avvelenamento erano da individuare nella catena alimentare: insetto-uccello insettivoro-falco. La discrepanza fra gli anni dei primi massicci avvelenamenti e quelli degli effettivi collassi delle popolazioni è spiegata con la sopravvivenza degli adulti, più resistenti all'avvelenamento, la cui mancata riproduzione portò a effetti visibili solo alcuni anni più tardi.
In considerazione del valore sentimentale che lega l'uomo a questa mitica specie, fin dai tempi degli antichi Egizi e per la falconeria, in pochi anni ci si convinse a bandire, l'uso di DDT e DDE, almeno in Europa e America settentrionale. Contemporaneamente furono rinforzate le tutele nei confronti delle predazioni tradizionali da parte dell'uomo: falconeria, difesa della selvaggina e dei piccioni viaggiatori. Prelievi che erano tollerabili in epoche di popolazioni abbondanti, non lo erano certo più quando la specie sembrava sull'orlo dell'estinzione. In Europa e in particolare nelle Isole britanniche le popolazioni residue di falchi si dimostrarono sufficienti a una ripresa spontanea. Vi furono piccoli nuclei di esemplari riprodotti e rilasciati (in Francia, a Pavia, in Inghilterra), ma solo a scopo di studio. Negli Stati Uniti e in Canada, invece, la specie era praticamente scomparsa. Un gruppo di studiosi facenti capo alla Cornell University, sotto la guida di Tom J. Cade fondò il Peregrine Fund, con lo scopo di riprodurre in cattività e successivamente liberare i falchi pellegrini. L'operazione ebbe un successo completo, tanto che nel 2003 si potevano contare complessivamente 2.000 coppie nidificanti, che occupavano quasi gli stessi ambienti di prima del tracollo, e in più molto numerosi, le aree urbane.

Image and video hosting by TinyPic


Identificazione
Il falco pellegrino è facilmente distinguibile dalla poiana comune (Buteo buteo) per il suo corpo compatto e la sua siluette più agile, le ali sono strette e a punta e non larghe e frangiate all'estremità, come quelle della Poiana. Notevoli sono anche i suoi colpi d'ala veloci e vigorosi, mentre i battiti della poiana tendono ad essere più lenti. Più difficile è distinguerlo dal gheppio, più piccolo e meno massiccio e con la coda più lunga, ma per il resto simile. Il pellegrino, a differenza del gheppio, non fa mai lo "spirito santo", un atteggiamento di caccia, utile per la cattura di insetti e roditori, che consiste nel librarsi fermo nell'aria, grazie a piccoli movimenti delle ali.
Spazio vitale
Il falco pellegrino può contare 21 sottospecie che popolano l'intero globo con esclusione dei poli, ciò determina un adattamento dedicato alle più svariate condizioni ambientali, dalla tundra artica ai deserti australiani. In Italia caccia prevalentemente in spazi aperti ed è perciò osservabile in quasi tutti i biotopi - tuttavia prevalentemente negli spazi aperti e sui bacini lacustri con abbondanza di uccelli. In alcune città si è pure urbanizzato. Cova anche in strutture architettoniche prominenti in alti palazzi come campanili delle chiese, vecchie fabbriche dove caccia prevalentemente piccioni (p.e. a Gottinga). Altrimenti il falco pellegrino predilige ripide rupi come luogo di cova, molto più raramente nidi abbandonati di altri rapaci.
Metodo di caccia
I metodi di caccia del falco pellegrino sono tutti condizionati dalle sue caratteristiche fisiche. Contrariamente a quanto si crede, esso non è in grado di volare in orizzontale a velocità importanti. R. Meinerzhaghen ha cronometrato numerosi esemplari in inseguimento di prede, potendo constatare che la velocità massima va collocata fra i 105 e i 110 chilometri orari: insufficiente, per esempio, per raggiungere il colombaccio (Columba palumbus) o il piccione (Columba livia) o ancora la maggior parte delle anatre selvatiche, cioè molte delle sue prede principali. Al contrario, nella picchiata, il falco pellegrino è imbattibile. Mebs ha cronometrato più volte un esemplare, lanciatosi dal campanile della cattedrale di Colonia, a velocità fra i 252 e i 324 chilometri all'ora. Ma il falco, normalmente, caccia da altezze ben maggiori, dalle quali dovrebbe raggiungere e forse superare la velocità critica di cui il suo corpo, ad ali chiuse, è capace (in breve, velocità critica è quella che un corpo, di determinati peso e forma, può raggiungere, accelerato dalla forza di gravità e rallentato dalla resistenza dell'aria). Hangte, nel 1968, ha potuto calcolare che la velocità critica del falco pellegrino è da collocarsi fra i 368 e i 384 chilometri all'ora. Un'altra caratteristica importante del falco pellegrino è la rigidità delle penne remiganti, importante per la manovrabilità alla fine della picchiata. Ma penne rigide significa anche penne fragili. Quindi la cattura deve sempre avvenire in spazi aperti, evitando il rischio di colpi con rami e perfino fogliame. In conseguenza, la strategia di caccia del falco pellegrino consiste nel tentativo di portarsi in posizione dominante nei confronti della probabile preda. Questo può essere ottenuto in uno dei seguenti modi: trovare un posatoio in posizione elevata, per esempio su un monte; guadagnare quota, quasi sempre sfruttando una termica, e poi pattugliare dall'alto i terreni favorevoli, e infine, più di rado, aggredire una preda dal basso, spingerla a fuggire verso quote altissime e, se è capace di portarsi sopra di lei, infine inseguirla in picchiata. La cattura vera e propria avviene con la cosiddetta "stoccata", un colpo sferrato con entrambi i talloni, che dovrebbe tramortire, o sbilanciare, o ferire la preda, che cade a terra, dove viene uccisa con il potente becco. Più raramente il falco ghermisce la preda (come invece fanno i falchi che cacciano all'inseguimento). Mai la colpisce con il becco o (come sostiene qualche antico testo) con il petto. Da quanto abbiamo detto, si può capire che, salvo su terreni innevati o molto nudi, il Falco pellegrino non caccia mai a terra e mai animali terrestri. Il fabbisogno quotidiano del falco pellegrino è pari a circa 140 grammi di carne. Con i bocconi inghiotte volentieri un poco di piume, che poi rigetta il mattino dopo, prima di riprendere le attività venatorie.

Image and video hosting by TinyPic


Riproduzione
I partner di una coppia di falchi pellegrini rimangono insieme perlopiù per tutta la vita e si riaccoppiano in caso di morte di uno dei partner. La durata della cova dura dai 32 ai 37 giorni dipendentemente della latitudine e dalla percentuale di umidita' della zona prescelta per la cova.La covata può prevedere da 2 a 6 uova (casi eccezionali) con solitamente 3/4 uova come standard usuale. Il falco pellegrino raggiunge un'età mediamente massima di 17 anni allo stato libero e sono stati osservati casi in cui dei soggetti superavano l'eta' di 20 anni in cattività.
Il falco pellegrino è stato uccello dell'anno nel 1971.
http://it.wikipedia.org/wiki/Falco_peregrinus


Caccia buttandosi sulla preda quasi verticalmente con le ali quasi chiuse: questo falco può scendere in picchiata a una velocità di 290 km orari, muovendosi più velocemente di qualsiasi altro essere vivente. Si nutre principalmente di uccelli sino alle dimensioni di un piccione. Vive in zone aperte e selvagge, scogliere, colline, montagne e zone rocciose; d'inverno anche paludi, localmente torri e campanili. La femmina depone da 2 a 4 uova direttamente sul terreno, in nicchie e cavità su pareti rocciose; le uova si schiudono dopo 5 settimane.
La femmina misura 46 cm, il maschio 38. I falchi fanno parte insieme alle aquile, agli sparvieri e agli avvoltoi alla famiglia dei rapaci o uccelli da preda. E' riconoscibile per le ali appuntite, la coda lunga e leggermente affinata in punta ed il volo rapido tipo piccione, ma con battiti meno profondi interrotti da lunghe planate. Il maschio ha il capo nerastro, la parte superiore grigia, in contrasto con la parte inferiore bianco fulviccio fittamente barrata di nero. La femmina è considerevolmente più grande e più scura. I giovani sono bruno scuro superiormente con parti inferiori fulvicce striate (non barrate).
www.cadnet.marche.it/park/falco-pe.html

 

Image and video hosting by TinyPic



All'inizio della stagione riproduttiva 2005, in una nicchia al tredicesimo piano dell'edificio numero 38 del Fiera District di Bologna , utilizzata come sito riproduttivo dal Falco pellegrino (Falco peregrinus), sono state collocate due web-cam per raccogliere immagini sull'attività al nido. Pur ricordando il caso di Milano del 1994, l'occupazione regolare di una delle Torri di Kenzo dal 2000 costituisce il primo esempio di nidificazione non episodica fino ad ora accertato in Italia in ambiente metropolitano, anche se le innumerevoli segnalazioni in periodo riproduttivo in altre città italiane negli ultimi anni lasciano ipotizzare ulteriori possibili casi di riproduzione non documentati. A differenza di quanto avvenuto in centro Europa e Nord America, la colonizzazione dell'ambiente urbano nel nostro Paese rappresenta un fenomeno spontaneo e non dipendente dal rilascio di individui allevati in cattività per finalità di reintroduzione. Le web-cams sono state acquistate dal Servizio Apicale Tutela e Sviluppo Fauna della Provincia di Bologna e la loro istallazione è avvenuta previa autorizzazione dell' Amministrazione Regionale , che si ringrazia pubblicamente. L'attività di vigilanza nei periodi giudicati di massima sensibilità viene regolarmente svolta dal personale del Corpo della Polizia provinciale .

 

Image and video hosting by TinyPic


http://www.provincia.bologna.it/polizia/En.../P/254211050704

22 febbraio 2008 - Falco pellegrino, occhi puntati sul campanile di San Petronio

L'assessorato provinciale alla Pianificazione faunistica-servizio tutela e sviluppo fauna invita i cittadini a partecipare domenica 24 febbraio ad una mattinata in piazza Maggiore per osservare e conoscere meglio i due "concittadini" che ormai da due anni sono presenti nel centro storico. Si tratta della seconda coppia adulta di falchi pellegrini che ha scelto la città come luogo in cui insediarsi, dopo quella che dal 2000 si è stabilita al Fiera District.

Nel periodo culmine del corteggiamento, domenica probabilmente sarà possibile osservare il comportamento nuziale della "coppia" che sembra voler nidificare anche quest'anno in una nicchia del campanile di San Petronio. Per questo in piazza Maggiore, dalle 8,30 alle 12,30, è stato organizzato un punto di osservazione in cui verranno messi a disposizione della cittadinanza binocoli e cannocchiali.
Saranno presenti, insieme all'assessore provinciale alla Pianificazione faunistica Marco Strada, i tecnici del Servizio tutela e sviluppo fauna, gli agenti del Corpo di polizia provinciale, le guardie ecologiche volontarie e le guardie giurate venatorie volontarie
http://www.provincia.bologna.it/probo/Engi.../M/200110010101

Falchi nel centro di Bologna
Il bird watching in piazza Maggiore: guest star il falco pellegrino. Molti bolognesi puntano gli occhi verso l' alto, cercando di godersi uno spettacolo incredibile proprio nel centro della città. Dalla cima del campanile di San Petronio o dalla trifore della cattedrale, il maestoso re del cielo aperto domina il piccolo universo racchiuso fra le Due Torri e la fontana del Nettuno, pronto a buttarsi in picchiata come un jet. Tra i monumenti simbolo di Bologna, ha preso alloggio una coppia di rapaci in luna di miele, si è installata lassù dove suonano le campane, per cercare di far nascere gli eredi. Gli esperti, che tengono sotto controllo il falco urbanizzato e signora, hanno potuto assistere agli intensi riti del corteggiamento (e oltre). I due predatori dell' aria sono diventati famosi quando la Provincia ha proposto ai bolognesi uno svago insolito: ammirare con il binocolo i falchi diventati cittadini. Amore, è il caso di dire, a prima vista di cannocchiale. Tra la gente con voglia di ritorno alla natura, c' è chi ha già trovato un nome: lui è Petronio (visto il primo domicilio), lei Bononia, come la città. Ormai si è costituito un informale club di tifosi dei due padroni del cielo richiamato anche ieri dalla domenica senza auto e piena di sole: papà e mamme con i bimbi, fidanzatini con scambio di coccole, vecchie signore con voglia di belle favole. I più esperti informano gli altri sulle performance erotiche dei volatili: «Lo fanno spesso, ma purtroppo ancora niente uova». I più emotivi fremono davanti ai tuffi mozzafiato a caccia dei piccioni torraioli (un falco resta sempre un falco, anche se invece delle vette ha scelto un campanile). Tutti accumunati dalla speranza che la coppia di immigrati si stabilizzi per sempre al nuovo indirizzo. La Provincia ha già concesso il permesso di soggiorno e Marco Strada, assessore alla Pianificazione faunistica, ha costituito una task force guidata dal biologo Lorenzo Rigacci che tiene sotto tutela i neo petroniani. Se in primavera ci sarà un lieto evento, i neonati verranno censiti con un anellino made in Bologna. In questo modo, ovunque li porteranno le grandi ali, potranno esibire il loro di certificato di nascita doc infilato nella zampina. Anche il mondo animale, spiegano gli zoologi, sta subendo mutamenti. Petronio e Bononia hanno capito «al volo» che sotto il campanile il cibo non manca mai, mentre sta diventando una vitaccia mettersi a tavola nei grandi spazi liberi. Ecco perché i falchi pellegrini cominciano a traslocare nei centri storici, dove trovano più comodo pasteggiare con piccioni e storni troppo sedentari. Se l' ambiente naturale continua a peggiorare, presto anche l' aquila sarà costretta a prendere alloggio in città. Sperando che non finisca per credersi un pollo.
Monti Vittorio
http://archiviostorico.corriere.it/2007/ma...070305061.shtml