Medicina - il Paese

Stavo "cercando" notizie su come si festeggia l'Epifania qui dove vivo ora e ho "scoperto" che questa terra era terra di risaie! Ecco perchè sto cercando di risalire un pò indietro nella storia per meglio conoscere la terra in cui vivo...

 

Ringrazio il Comune di Medicina per la meravigliosa pagina web così ricca e curata e mi ripropongo di fare un salto in biblioteca sperando di poter meglio approfondire le mie scarse conoscenze

 

Medicina è un comune di oltre 16.000 abitanti appartenente alla provincia di Bologna, situato ad est del territorio bolognese presso i confini con la Romagna e il ferrarese, sulla strada statale San Vitale che collega Bologna con Ravenna (l'antica Via Salaria).

Sotto il profilo ambientale il territorio di Medicina si presenta completamente pianeggiante (m.25 s.l.m.) e solcato da diversi torrenti e scoli che scendono dalle vicine colline (Torrenti Idice, Quaderna, Gaiana, Canale di Medicina, Sillaro, Garda, Fossatone) per confluire nelle valli a ridosso del fiume Reno (ex Po di Primaro).
La zona a sud, presso l'asse "San Vitale", è caratterizzata da un più intenso insediamento e da aziende agricole a conduzione diretta; a nord della statale e del Canale Emiliano Romagnolo, prevalgono le zone a più estesa coltivazione: "le larghe", un tempo aree vallive poi bonificate.
In quest'ultima fascia di territorio, percorsa dai corsi d'acqua, restano zone umide (valli, casse di espansione, stagni) aventi sia un valore storico-ambientale unico nella pianura bolognese sia un rilevante ruolo di interesse economico, culturale e turistico in via di ulteriore valorizzazione, prima fra tutte l'Oasi naturale del Quadrone, con percorsi, punti di osservazione, museo didattico e centro di accoglienza visite.


L'origine preromana degli insediamenti nel territorio è attestata da rinvenimenti archeologici, mentre la centralità di Medicina in un agro romano centuriato è attestata sia dalle maglie di centuriazione ancora visibili (il cardo e il decumano si incrociano in pieno centro storico presso la Torre civica), sia dai diversi reperti archeologici raccolti.

Il nome Medicina compare per la prima volta in un documento ravennate del 885 e il territorio ad est del capoluogo è denominato Medesano. Gravitante nella sfera politica dell'Esarcato di Ravenna, ma appartenente ecclesiasticamente alla Diocesi di Bologna, Medicina è soggetta successivamente a diversi domini; dapprima l'Impero germanico, quindi il patrimonio di Matilde di Canossa (di cui il castello medicinese è una importante enclave), poi ancora all'Impero, sotto la cui tutela gode di particolari autonomie amministrative in funzione antiespansionistica nei riguardi di Bologna, per essere infine soggetta allo Stato della Chiesa fino all'Unità d'Italia.
In epoca comunale è sede di Podesteria e di un esteso territorio Pievano e, per le sue prerogative di privilegio amministrativo, nonché per la sua posizione strategica dovuta ai collegamenti con il Ravennate ed il Ferrarese (tra i quali i porti vallivi di Buda e poi di Portonovo), si trova spesso oggetto di conquista da parte di Bologna, ma sempre il suo status viene ristabilito dai poteri centrali e più volte i bolognesi ne sono obbligati a ricostruire o restaurare mura e torri.

Sono presenti e fanno base nel castello di Medicina, a più riprese, Lotario III, Cristiano di Magonza, Enrico VI e Federico II. E' tuttavia con Federico I, il Barbarossa, che Medicina viene, con diploma imperiale del 1155, riconfermata come Comune libero e autonomo, ai fini fiscali, dalle ingerenze di Bologna e ne viene definito il vasto confine territoriale.

 
La leggenda di fondazione
L'antica leggenda di fondazione di Medicina unisce poeticamente due elementi storici tra essi lontani, ma significativi: il Barbarossa in questo luogo guarisce grazie ad una serpe caduta nel brodo imperiale e chiama Medicina la terra che lo ha risanato investendola di particolari privilegi ed ampliandone il territorio comunale.
Il mito di fondazione ci viene tramandato da una quartina di versi cinquecenteschi:

"Mira tu viator historia bella,
qui per un serpe ebbe pietosa aita
Federico Barbarossa ond'ebbe vita
per cui qui Medicina ognun l'appella"

Anche sotto la sovranità della Chiesa, Medicina è confermata negli antichi privilegi ed è sottratta ripetutamente al completo assoggettamento nel contado di Bologna.

Gli abitanti di Medicina, tra l'altro, godono da tempi remoti (che si fanno risalire agli Arcivescovi di Ravenna e a Matilde di Canossa) il possesso collettivo di vaste estensioni di territorio vallivo e prativo che, gestite dalla Comunità, vengono assegnate agli abitanti maschi del Comune: sono i terreni consorziati e della Partecipanza, che ora restano nella frazione medicinese di Villa Fontana.
Magnifica Comunità

E' dal 1507 che la terra di Medicina trova una sua stabile definizione politica e amministrativa. Papa Giulio II, infatti, con breve del 15 gennaio 1507 riconferma la libertà e le esenzioni alla Comunità ed istituisce il mercato settimanale del giovedì all'interno delle mura: mercato che ininterrottamente prosegue anche oggi. La Comunità, che fino al sec. XVI era retta da un Consiglio di "uomini scelti tra i maggiorenti con a capo un Massaro", dal sec.XVII vede il suo rappresentante insignito del titolo di Console e lo stesso governo civico assume l'onorifico appellativo di "Magnifica Comunità". Gli "uomini del pubblico Consiglio" cingono lo "spadino", segno di nobiltà civica e si fregiano di stemma. Anche l'arma comunale (croce d'oro in campo rosso, sormontata dal Capo d'Angiò) si arricchisce della scritta "Libertas" e delle due chiavi pontificie.
I secoli XVII e XVIII vedono Medicina nel suo massimo sviluppo sociale, economico e culturale. Vi prosperano industrie, commercio, edilizia, arte e cultura. La Comunità erige il Teatro pubblico, sorgono diverse Accademie letterarie e musicali e soprattutto si rinnova nel ricco e magniloquente stile sei-settecentesco, l'architettura sacra e privata. Risale a questo splendido periodo l'aspetto scenografico barocco delle chiese con tiburi, campanile e facciate a fondale delle vie del castello e dei borghi esterni in continuo aumento.
Nel 1746 Papa Benedetto XIV, nell'ambito del suo programma di riorganizzazione del governo dello Stato, nell'intento di favorire Bologna, assoggetta a tutti gli effetti civili e fiscali la Comunità di Medicina al Senato bolognese. Varie furono le resistenze e le iniziative di tutta la terra di Medicina per ripristinare le antiche prerogative che l'avevano resa libera e florida.
Nel periodo francese, repubblicano e napoleonico al Municipio di Medicina vengono aggregati il Comune di Castel Guelfo e il territorio di Sesto Imolese, che ritorneranno alle precedenti forme soltanto dopo la Restaurazione, anche se nel frattempo a Medicina verrà istituita la sede di un Governatorato.

A spasso per Medicina
"...Chi arriva a Medicina da Bologna non ha la stessa visione panoramica dello straordinario profilo monumentale di chi proviene da Ravenna, lungo la Via S. Vitale, o dalle altre direzioni laterali. Da questi ultimi percorsi la vista delle sagome turrite è più netta e suggestiva e attrae sempre anche l'osservatore più distratto. Nonostante ciò, la struttura viaria e urbanistica del paese sembra rivolgersi in maniera privilegiata verso Bologna. Lo stesso rettilineo d'accesso, continuazione urbana della Via S. Vitale, conduce direttamente chi viene dalla città al centro di Medicina.
Oltrepassati la zona commerciale e di servizio e il semaforo sulla deviazione per la circonvallazione, inizia il primo tratto urbano, Via Matteotti, fiancheggiato da villette in vario stile "Novecento" tra le quali alcune molto interessanti: sulla destra Villa Luminasi, ora Lamma, di indirizzo moderno-razionalista e Villa Cremonini, ancora classicheggiante. Sulla sinistra l'ottocentesca Casa Brini nella quale sostò prigioniero Ugo Bassi nel 1849.
Dall'incrocio fra Via Marconi e Via S. Carlo, inizia già la zona considerata "centro storico" con edifici anche settecenteschi che si affiancano ad abitazioni stile novecento. Oltre l'incrocio, a destra, è il nucleo dello Sterlino, antica località locanda-stallatico, che ingloba nella facciata un'edicola con l'immagine della Madonna del Carmine, perciò detta Carminino. Sul lato opposto si sviluppa il lungo Palazzo Prandi, opera del tardo settecento.
Altri edifici, anche con una loro storia, sono stati totalmente o in parte ristrutturati in anni recenti; tra i più interessanti il Palazzo della Cassa di Risparmio (antico Palazzo Modoni).
La via procede dritta, attraversando Via Saffi e il lato settentrionale della Piazza principale, per entrare nel nucleo più antico di Medicina, quello che, fino a tutto il Settecento, era circondato di mura e fossati. L'intera strada, originariamente chiamata "Contrada di Mezzo", poi "Via Vittorio Emanuele" ed ora Via Libertà, è porticata e presenta belle dimore un tempo signorili, per nulla vistose all'esterno, ricche di decorazioni barocche e di interessanti memorie all'interno. La prima a sinistra, Casa Donati, poi Modoni ed ora Dall'Olio, vanta una scenografica scala settecentesca d'ambito bibienesco e memorie di personaggi che, secondo la storia o la leggenda, vi furono ospiti, primo tra tutti Dante Alighieri.
A metà della via principale si innalza la "Torre Civica dell'Orologio" del sec.XVI. Proseguendo si incontra, a destra, l'imponente facciata della Chiesa del Carmine e subito dopo, l'edificio che oggi è residenza municipale. Via Libertà, insieme con il portico del Comune, termina nello slargo di Piazza Andrea Costa. Il piazzale, già denominato "dell'Assunta" o "del Crocefisso" (in origine posto appena fuori della "Porta del Levante"), ha come elemento qualificante e protagonista la facciata della Chiesa dell'Assunta (o del Crocefisso), che si pone come scenografica conclusione al percorso della via principale.
Visitata la Chiesa dell'Assunta, da Piazza A. Costa si può raggiungere Piazza Garibaldi attraverso la strada parallela a Via Libertà, Via Pillio. Fiancheggiando il tratto di antiche mura presso il Comune, si incontra il Voltone che collega, da quasi un trentennio, la zona esterna dell'antico nucleo urbano con il centro del paese. Il profondo vano a volta altro non è che l'involucro dell'Oratorio cinquecentesco dell'Assunta, abbandonato dall'omonima confraternita a metà Settecento per la nuova chiesa, utilizzato per tanto tempo come magazzino del sale, poi come officina e infine, dopo gli anni '50, aperto come nuovo passaggio urbano. Dalle utilizzazioni cui fu successivamente adibita questa costruzione, prima "Oratorio" poi "Salara" prendeva nome l'attuale Via Pillio.
A destra, appena passato il "Voltone", nei suggestivi locali seminterrati sotto la sagrestia del Carmine, è allestito a cura del Gruppo Missioni della Parrocchia, lo spontaneo Museo Permanente di usi, costumi, tradizioni medicinesi, ricco, tra l'altro, di una singolare raccolta di tessuti, abiti e strumenti di lavoro appartenenti alla tradizione locale. Nella stessa via, a destra, passata Via Cuscini si scorge una torre quattrocentesca, appartenuta ad un precedente palazzo, inserita in una costruzione del sex.XIX. La parte alta della torretta è segnata da cornici di mattoni e da arcate cieche in doppio ordine caratterizzate dal curioso arco "a schiena d'asino" di tipo vagamente veneziano. In angolo tra Piazza Garibaldi e Via Pillio, con l'ingresso principale rivolto verso Via Cavallotti, sorge il Palazzo della Comunità antica residenza municipale ed ora sede dei servizi culturali del Comune.
Dal Palazzo della Comunità, passando tra la facciata della Chiesa di S. Mamante e il semplice, classico prospetto dell'Istituto "Donati Zucchi" (Partenotrofio), si arriva al centro della Piazza principale, Piazza Garibaldi.
Dal centro della Piazza, ove si trova la Fontana, verso est si apre il piazzale antistante la Chiesa Arcipretale di S. Mamante. A lato, in posizione notevolmente distanziata e visibile da ogni punto della piazza, si eleva per oltre 53 metri il maestoso Campanile parrocchiale. Di fianco alla Chiesa di San Mamante il Palazzo della Comunità, che ospita la Biblioteca comunale, la Sala Auditorium e il Museo Civico. Da Piazza Garibaldi, all'inizio di Via Fornasini, si vede elevarsi la struttura di quella che era la Chiesa di S. Maria del Suffragio. Adiacente ad essa, lungo via Fornasini (che prima era chiamata "Contrada del Suffragio") esiste ancora, ristrutturato, l'edificio che la Confratenita del Suffragio fece edificare, alla fine del sec. XVII, come prima sede dell'Ospedale degli Infermi, con l'eredità a tale scopo lasciata dal medicinese Galeazzo Fornasini. Al termine della stessa via, là dove sorgeva il torrione di Nord-Ovest (o di "Villa Fontana"), si apre la raccolta Piazza N. Sauro, che conserva alcuni edifici residui del secolo XVIII. Di là si diramano due vie: una prosegue in Via Corridoni (o "Borgo Inferiore"), l'altra, oltrepassato il canale, raggiunge prima il Mulino vecchio, poi si collega con la Via S. Vitale. Il lungo rettilineo che incrocia Via Libertà è in gran parte frutto dell'espansione urbanistica fuori delle mura, avvenuta dalla fine del Seicento e perciò chiamato, fino all'intitolazione attuale ad Aurelio Saffi, "Borgo Maggiore". Il tratto a Nord, con percorso alberato, venne aperto prima del 1885 come viale della Stazione Ferroviaria della linea Bologna - Budrio - Massa Lombarda, poi soppressa nei primi anni '60. Fa da sfondo l'edificio tardo-ottocentesco della Stazione "Società Veneta" (utilizzato ora come ristorante), mentre ai lati del viale sono costruzioni del primo Novecento: una villetta in stile neogotico, l'edificio stile anni 50 della Camera del Lavoro, e dalla parte opposta una costruzione di gusto eclettico nata come Casa del Fascio, in seguito Casa del Popolo ed ora Caserma dei Carabinieri.
Il tratto principale di Via Saffi, o "Borgo Maggiore" vero e proprio, si estende verso Sud ed è caratterizzato da diversi edifici di interesse storico-artistico. Sul lato occidentale, che segue il corso del canale di Medicina, si incontra per primo il lungo e basso palazzo appartenuto ai Donati Zucchi, utilizzato per vari decenni quale Caserma dei Carabinieri. Presenta belle sale decorate da stucchi settecenteschi e, all'interno, un loggiato che si affacciava sul giardino e sul canale, quando era ancora scoperto.
Più avanti, dopo una serie di costruzioni rifatte, un altro nobile palazzo appartenuto ai Rusconi, ai Fabbri ed ora ai Masi, anch'esso con sale ad affreschi settecenteschi e con un ricco scalone a stucchi. Interessante, poi, anche se corroso dal tempo e dalla vegetazione, l'"ornato" architettonico con edicola e statua settecentesca in terracotta di S. Antonio, posto a limite tra cortile e corso del canale.
Sul lato orientale, all'incrocio con Via Battisti, si innalza il cosiddetto Porticone, opera dell'architetto medicinese Angelo Venturoli, che arriva fino all'Ospedale e all'annessa Chiesa dell'Osservanza. Di fianco a quest'ultima, sul canale, sono conservati e restaurati i lavatoi pubblici, uno dei quali coperto, dove fino a qualche decennio addietro venivano a risciacquare il bucato le donne del paese. Proseguendo oltre il ponte del canale la strada, che da qui prende il nome di Via S. Paolo, offre, sulla destra, oltre una lottizzazione degli anni '60, la vista purtroppo molto limitata della Villa Modoni (poi Gennari). Dietro la chiesa dell'Osservanza si accede invece alla settecentesca Villa Simoni Pasi.
Via S. Paolo prosegue quasi fiancheggiando il canale e parallela alla provinciale S. Carlo fino all'aperta campagna. Un chilometro oltre l'imbocco con la zona "Pasi" si incontra, a destra, una villa settecentesca dalle linee signorili e rustiche insieme, circondata da ampi prati e filari di vecchissime querce. E' Villa Coralupi, poi Calza, dai caratteristici motivi mistilinei del portale e del timpano di facciata.
Dopo avere percorso Via Saffi e il suo prolungamento periferico, l'attenzione ritorna al punto centrale di riferimento: Via Libertà. La prima traversa che si incontra ripercorrendo la via "di mezzo" dopo l'imbocco con la piazza, è Via Cavallotti. La Torre dell'Orologio segna visivamente l'incrocio che in passato era uno dei luoghi deputati alle pubbliche ed ufficiali manifestazioni civili e religiose. Nella parte settentrionale della via, sul muro di fondo, si trova una piccola, moderna nicchia contenente una statuetta della Madonna. Non è che un modesto segno a ricordo della grande edicola costruita sulla mura nel 1723 anch'essa a sua volta eretta in memoria della "colonna" posta sul luogo dell'antica "celletta dei putti" dalla quale era nata la Confraternita del Suffragio: un piccolo concentrato di storia locale, richiamato sia dalla nuova immagine, sia dall'aggiunta, accanto all'attuale, dell'antica denominazione "Contrada della Colonna".
Lungo il tratto porticato verso sud della stessa Via Cavallotti, a destra prima di giungere al Palazzo della Comunità, si vede la facciata della Chiesa della Salute.
La successiva trasversale di Via Libertà è Via Ignazio Cuscini (medico e patriota medicinese). Essa allinea nel lato nord (già "Contrada di Sant'Antonio" o "del sole" dal nome della storica osteria) una serie di case tra le più antiche del centro, con suggestivi piccoli cortili interni. Via Canedi, intitolata all'insigne giurista medicinese dell'Ottocento Maddalena Canedi, ultima traversa dell'antico centro, costeggia il Comune ed il Carmine. Il percorso inferiore era detto "Contrada delle suore", perché prima della soppressione napoleonica si trovavano, a destra, chiesa e convento delle Monache Carmelitane, o anche "Contrada del Dottore" avendovi abitazione, in fondo a sinistra il Medico della Comunità. Il vano racchiuso da portone con grande vetrata ogivale (oggi "Osteria") era l'ottocentesco Mercato del pesce come attesta ancora lo scudetto in ferro battuto al centro. Il tratto superiore, caratterizzato da alcune antiche ed intatte case settecentesche, terminava nella strada interna alle mura (oggi Via Angelo Venturoli). sullo sfondo si innalzava una croce, collocata sulle stesse mura di cinta, da cui il vecchio nome di "Contrada della croce".
Da Piazza A. Costa, scendendo per il tratto porticato di Via Mazzini (detto "la Ratina"), si giunge in Piazza Cuppini (già "Piazzetta del Borgo Inferiore"), luogo dell'antico torrione di Nord Est. Dal centro della piazza, ove nel 1984 è stata ricostruita la Fontana dei Delfini, si ha una interessante visione del centro storico di Medicina e, in particolare, di un tratto delle antiche mura, dell'ex Monastero delle Carmelitane e della sovrastante sagoma della Chiesa del Carmine.
Da qui si giunge in Via Corridoni, l'antico "Borgo Inferiore o della Paglia" dove, sul piazzale che si apre a nord, si innalza la neoclassica monumentale facciata del Macello vecchio, edificio in stile "Villa ottocentesca" d'ordine dorico, costruito nel 1844, come riporta la data sul timpano accanto alla stemma comunale.
Di fronte a Via Mazzini, già sulla S. Vitale, fa quasi da sfondo architettonico il neoclassico Palazzo della Barletta e, più avanti lungo la stessa statale verso Ravenna, appare l'ultimo dei tanti prospetti architettonici, ancora neoclassico, della cappella centrale del Cimitero, concepita come un piccolo Pantheon.
Ancora da Piazza A. Costa, girando a destra a fianco della Chiesa dell'Assunta, si costeggia un ampio spazio alberato antistante l'ottocentesco edificio delle Scuole Elementari "E. Vannini". Il fabbricato fu convento dei frati Minori Osservanti, fino alla loro seconda soppressione imposta dalle leggi unitarie. In confine con le Scuole Elementari, negli anni '50 fu aperto il viale (Viale Gramsci) che collega il moderno quartiere residenziale con il centro del paese. Lungo il viale trovano spazio altre istituzioni scolastiche: la Scuola Materna "L. Calza", bella costruzione ancora in stile liberty e l'Asilo Nido Comunale sulla destra; la Scuola Media "G. Simoni" e l'Istituto Professionale Commerciale "M. Canedi" sulla sinistra.
Su Viale Oberdan chiamato un tempo popolarmente "Gioco del pallone" e ufficialmente "Foro Boario" per le diverse funzioni svolte, si affacciano i Giardini Pubblici, ricavati nel 1954 dal precedente "Parco della Rimembranza" impiantato negli anni '20 in memoria dei caduti della guerra 1915-1918. Il ricco giardino pubblico, dedicato alle due città gemellate con Medicina, Romilly Sur Seine (Francia) e Skofja Loka (Slovenia), oltre ad essere dotato di attrezzature per i bambini e di un "laghetto", è ornato al centro da una pregevole fontana con bassorilievi allegorici dedicati al lavoro, all'industria, al commercio, alle arti, alle scienze, allo sport, opera di P.B. Toschi.
Uscendo da Viale Oberdan per Via Battisti e oltrepassata la fila di case storiche chiamata case lunghe, si giunge presso il Centro Sportivo, vasta zona verde e alberata che contiene Palestra, Palazzetto dello Sport, Stadio e, in adiacenza, impianti per il pattinaggio, il tennis e la piscina. Sull'ingresso principale dello Stadio, su Via Argentesi, si può vedere il dipinto murale, decorativo, di Paola Fabbri. A questa zona sportiva si è aggiunta, da qualche anno, una seconda area di vaste proporzioni posta a un chilometro dal centro lungo la Via S. Carlo. Si tratta del Centro Sportivo Comunale San Carlo nel quale, tra spazi verdi alberati con giovani essenze tradizionali, sono stati attrezzati vari impianti per lo sport e il tempo libero, campi per il volo leggero, per il tiro con l'arco, due campi da calcio e diverse strutture in graduale allestimento.
La zona periferica a nord del paese possiede pure punti di rilevante interesse. Da Via Marconi, ove sorgono moderne strutture commerciali, produttive e di servizio, attraversata la S. Vitale si imbocca Via Canale, la strada che conduce alla bassa medicinese. Sulla destra, appena attraversata la vecchia sede ferroviaria, si incontra la classica facciata del Macello nuovo, costruzione degli ultimi decenni del Novecento con spazio alberato sul davanti e attrezzatura della Caserma del Corpo Volontario dei Vigili del Fuoco sul retro. Sulla sinistra si allinea perpendicolare alla strada la lunga e rustica Villa Albergati. All'incrocio la strada si dirama a sinistra dando accesso ad una zona artigianale in sviluppo e a destra raggiunge la località San Rocco, antica fattoria degli Hercolani, di cui restano soltanto la casa del fattore e l'annesso oratorio di San Rocco (trasformato ad uso profano) risalenti al sec.XVII. La strada prosegue fiancheggiando il canale di Medicina e, tagliando la Trasversale di Pianura e il canale Emiliano Romagnolo, tocca il Mulino nuovo e si inoltra nella campagna della Bassa per raggiungere S. Antonio...


"Tratto dalla guida turistica "Veder lo dolce piano" di L. Samoggia

FESTA DEL BARBAROSSA
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www.ilbarbarossa.net/festeggiamenti2010.html


UNA GRANDE FESTA TRA STORIA, MITO E POESIA
“Appo della Valle Padusa del tratto del Medesano, tra il confine di Bologna, è sita la fedelissima Medicina, antichissimo castello, celebre terra, territorio indipendente dalle limitrofe città...
Nell’anno del Signore 1151 per non aver voluto mancare alla fede costante e sincera, non che all’ossequio del legittimo Principe, Medicina videsi devastata dalle fondamenta dall’odio civile de’ vicini, cupidi di ampliare lor territorio.
L’anno 1155 per comandamento dell’imperatore Federico I° riedificata, Medicina fu accresciuta e di privilegi, e di confini, e di immunità….”
Il ricordo del sovrano rifondatore di Medicina nel tempo scende dalle solenni epigrafi e viene tramutato fantasticamente in bella leggenda; e l’affascinante fiaba si riveste dei versi poetici che tutti conoscono perché anch’essi scolpiti nel marmo sotto l’austero volto del Barbarossa:

Mira tu viator istoria bella;
Qui per un serpe ebbe pietosa aita,
Federico Barbarossa ond’ebbe vita
per cui qui Medicina ognun l’appella.


Storia, leggenda e fantasia sono sempre più le componenti della straordinaria creatività collettiva che dà vita alla grande “Festa” dedicata al “Barbarossa”:
una rievocazione che coinvolge con entusiasmo tutto un territorio perché non il solo Castello di Medicina è nominato dall’imperatore,
ma anche i suoi più lontani confini.
Per Informazioni: prolocomedicina@alice.it


Breve excursus storico dalle origini preromane ai giorni nostri
Medicina è un comune di 13.400 abitanti appartenente alla provincia di Bologna, situato ad est del territorio bolognese presso i confini con la Romagna e il ferrarese, sulla strada statale San Vitale che collega Bologna con Ravenna (l'antica Via Salaria). Deriva il suo nome dal sostantivo latino medicina "luogo ove si medica, ci si cura".
L'origine preromana degli insediamenti nel territorio è attestata da rinvenimenti archeologici, mentre la centralità di Medicina in un agro romano centuriato è attestata sia dalle maglie di centuriazione ancora visibili (il cardo e il decumano si incrociano in pieno centro storico presso la Torre civica), sia dai diversi reperti archeologici raccolti.
Il nome Medicina compare per la prima volta in un documento ravennate del 885 e il territorio ad est del capoluogo è denominato Medesano. Gravitante nella sfera politica dell'Esarcato di Ravenna, ma appartenente ecclesiasticamente alla Diocesi di Bologna, Medicina è soggetta successivamente a diversi domini; dapprima l'Impero germanico, quindi il patrimonio di Matilde di Canossa (di cui il castello medicinese è una importante enclave), poi ancora all'Impero, sotto la cui tutela gode di particolari autonomie amministrative in funzione antiespansionistica nei riguardi di Bologna, per essere infine soggetta allo Stato della Chiesa fino all'Unità d'Italia.
In epoca comunale è sede di Podesteria e di un esteso territorio Pievano e, per le sue prerogative di privilegio amministrativo, nonché per la sua posizione strategica dovuta ai collegamenti con il Ravennate ed il Ferrarese (tra i quali i porti vallivi di Buda e poi di Portonovo), si trova spesso oggetto di conquista da parte di Bologna, ma sempre il suo status viene ristabilito dai poteri centrali e più volte i bolognesi ne sono obbligati a ricostruire o restaurare mura e torri.
Sono presenti e fanno base nel castello di Medicina, a più riprese, Lotario III, Cristiano di Magonza, Enrico VI e Federico II. E' tuttavia con Federico I, il Barbarossa, che Medicina viene, con diploma imperiale del 1155, riconfermata come Comune libero e autonomo, ai fini fiscali, dalle ingerenze di Bologna e ne viene definito il vasto confine territoriale.

La leggenda di fondazione
L'antica leggenda di fondazione di Medicina unisce poeticamente due elementi storici tra essi lontani, ma significativi: il Barbarossa in questo luogo guarisce grazie ad una serpe caduta nel brodo imperiale e chiama Medicina la terra che lo ha risanato investendola di particolari privilegi ed ampliandone il territorio comunale.
Il mito di fondazione ci viene tramandato da una quartina di versi cinquecenteschi:

"Mira tu viator historia bella,
qui per un serpe ebbe pietosa aita
Federico Barbarossa ond'ebbe vita
per cui qui Medicina ognun l'appella"


Anche sotto la sovranità della Chiesa, Medicina è confermata negli antichi privilegi ed è sottratta ripetutamente al completo assoggettamento nel contado di Bologna.
Gli abitanti di Medicina, tra l'altro, godono da tempi remoti (che si fanno risalire agli Arcivescovi di Ravenna e a Matilde di Canossa) il possesso collettivo di vaste estensioni di territorio vallivo e prativo che, gestite dalla Comunità, vengono assegnate agli abitanti maschi del Comune: sono i terreni consorziati e della Partecipanza, che ora restano nella frazione medicinese di Villa Fontana.
Magnifica Comunità
E' dal 1507 che la terra di Medicina trova una sua stabile definizione politica e amministrativa. Papa Giulio II, infatti, con breve del 15 gennaio 1507 riconferma la libertà e le esenzioni alla Comunità ed istituisce il mercato settimanale del giovedì all'interno delle mura: mercato che ininterrottamente prosegue anche oggi. La Comunità, che fino al sec. XVI era retta da un Consiglio di "uomini scelti tra i maggiorenti con a capo un Massaro", dal sec.XVII vede il suo rappresentante insignito del titolo di Console e lo stesso governo civico assume l'onorifico appellativo di "Magnifica Comunità". Gli "uomini del pubblico Consiglio" cingono lo "spadino", segno di nobiltà civica e si fregiano di stemma. Anche l'arma comunale (croce d'oro in campo rosso, sormontata dal Capo d'Angiò) si arricchisce della scritta "Libertas" e delle due chiavi pontificie.
I secoli XVII e XVIII vedono Medicina nel suo massimo sviluppo sociale, economico e culturale. Vi prosperano industrie, commercio, edilizia, arte e cultura. La Comunità erige il Teatro pubblico, sorgono diverse Accademie letterarie e musicali e soprattutto si rinnova nel ricco e magniloquente stile sei-settecentesco, l'architettura sacra e privata. Risale a questo splendido periodo l'aspetto scenografico barocco delle chiese con tiburi, campanile e facciate a fondale delle vie del castello e dei borghi esterni in continuo aumento.
Nel 1746 Papa Benedetto XIV, nell'ambito del suo programma di riorganizzazione del governo dello Stato, nell'intento di favorire Bologna, assoggetta a tutti gli effetti civili e fiscali la Comunità di Medicina al Senato bolognese. Varie furono le resistenze e le iniziative di tutta la terra di Medicina per ripristinare le antiche prerogative che l'avevano resa libera e florida.
Nel periodo francese, repubblicano e napoleonico al Municipio di Medicina vengono aggregati il Comune di Castel Guelfo e il territorio di Sesto Imolese, che ritorneranno alle precedenti forme soltanto dopo la Restaurazione, anche se nel frattempo a Medicina verrà istituita la sede di un Governatorato.
Sono numerosi i medicinesi che si distinguono nelle lotte per l'Unità d'Italia: si citano in particolare i componenti della famiglia Simoni. Tra questi Ignazio, che fu uno dei Mille con Garibaldi a Marsala. Lungo l'ultimo quarto dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, l'intero territorio fu teatro di forti manifestazioni sindacali da parte di operai, contadini, braccianti e mondariso (impiegate nelle varie risaie a valle del capoluogo).
Il forte senso di libertà e di autonomia ha favorito in quegli anni il formarsi di numerose cooperative artigiane e agricole, associazioni di solidarietà e organizzazioni sindacali che ripresero nuova energia dopo il ventennio fascista.
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