Il costo di essere donna


Presentato il report sul femicidio in Italia nel 2010

127 sono state le donne uccise nel 2010 in Italia per ragioni misogine e sessiste.
Quasi tutte italiane, come italiani sono i loro assassini.
Una casistica spaventosa sebbene sottostimata: non si ha infatti un’idea precisa dell’entità del fenomeno, come nemmeno elementi ufficiali.
Ad oggi, i dati raccolti, grazie ad un’indagine sulla stampa italiana, dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, sono gli unici che indagano, applicando una prospettiva di genere, il fenomeno del femicidio nel nostro Paese.
Le uccisioni di donne sono aumentate del 26% negli ultimi 5 anni, e solo dal 2009 quasi del 7%.
La ricerca sfata alcuni miti e luoghi comuni, primo fra tutti quello dello straniero pericoloso o dello sconosciuto che aggredisce ed uccide.
Infatti solo in 5 casi su 127 ad uccidere è stato un perfetto sconosciuto, mentre in 97 casi (il 77% del totale), la donna ha trovato la morte per mano di un uomo con il quale aveva una relazione molto stretta. È il partner, fidanzato, convivente, amante, ma sopratutto il marito – il 22%, ossia 28 omicidi su 127 –, il principale responsabile dei femicidi, con una percentuale del 31%.
Sono in netto aumento gli omicidi per mano di ex (29 casi, 23%) e dei familiari (29 casi, 23%).
In seguito all’omicidio spesso l’autore decide di volgere la violenza verso se stesso: nel 2010 il 36% degli assassini si è suicidato o ha tentato di farlo.
La principale causa del femicidio è l’incapacità dell’uomo di accettare la volontà della donna di separarsi o di interrompere la relazione (19%).
Tra le altre ragioni si contano la gelosia (10%), il rifiuto di intrattenere relazioni sessuali e/o sentimentali (2%), problemi economici e lavorativi (12%), le malattie della donna (7%).
Il femicidio non ha luogo in seguito ad un raptus – indicato dalla stampa come la seconda causa degli omicidi (13%) – ma è da considerare come la conseguenza estrema di un crescendo di violenza subita e taciuta.
Taciuta perché ancora c’è una forte reticenza alla denuncia, sopratutto se si tratta di un familiare.
La donna ha paura di essere giudicata, di non trovare sostegno, a volte anche da parte delle
stesse forze dell’ordine che la scoraggiano nella denuncia dei maltrattamenti.
Ha inoltre il terrore di aumentare le violenze qualora lui lo scoprisse.
Le uccisioni di donne per questioni di genere sono l’epilogo di numerosi atti di violenza precedenti da parte di uomini che non accettano le decisioni e l’autonomia femminile; essi sono intrappolati in un modello arcaico e patriarcale che vede i rapporti come relazioni di potere e sottomissione basati sulla diseguaglianza e il controllo, dove la donna è oggetto di dominio da parte del partner che allo stesso tempo è fortemente dipendente da lei.
http://www.casadonne.it/cms/images/pdf/cas...numero%2013.pdf

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