Casa delle Donne per non subire violenza

 


...mi dissero una frase molto semplice che, per me, fu una sorta di "rivelazione"...
stai seguendo gli schemi del passato...così sono partita con picconi e martelli per rimuoverli!


casadelledonne per non subire violenza

L'accoglienza
Il tipo di intervento adottato alla Casa delle donne per non subire violenza è caratterizzato dall'importanza assegnata alla relazione tra donne. Per costruire libertà e autonomia femminili anche in situazioni di grande disagio e sofferenza come queste, si punta cioè sul rapporto che si instaura tra la donna che viene accolta e l'operatrice. La relazione viene agita su un piano di reciprocità. L'operatrice riconosce il punto di vista della donna, il suo desiderio, la sua progettualità, confermandole una specifica competenza sulla propria situazione. La donna che si rivolge al Centro con una richiesta di aiuto riconosce implicitamente la competenza relazionale dell'operatrice, la sua esperienza sul problema della violenza e la sua conoscenza delle risorse presenti nel territorio.

Colloquio telefonico
Generalmente il primo colloquio è telefonico. L'operatrice che risponde, se la donna può parlare liberamente, raccoglie la sua esperienza, rassicura l'interlocutrice sull'anonimato e la segretezza del colloquio e cerca di stabilire con lei una comunicazione significativa. Il primo passo è aiutare la donna a esplicitare il suo bisogno e il suo problema e quindi di verificare se c'è una competenza del Centro, spiegando nel contempo cosa esso può offrire. L'operatrice può dare informazioni utili per affrontare nell'immediato la situazione e proporre infine un colloquio su appuntamento.

Colloquio personale
Il colloquio viene proposto alla donna come uno spazio privilegiato in cui poter esprimere vissuti, raccontare l'esperienza e vedere insieme quale percorso intraprendere per uscire dalla violenza. Il lavoro dell'operatrice consiste nel leggere e rimandare alla donna i punti di forza che emergono dal suo stesso racconto, nel contenere l'angoscia, nel ridimensionare fantasmi di uomini onnipotenti o di situazioni prive di sbocchi. Individuati insieme i problemi da affrontare e stimate l'entità e la qualità delle risorse disponibili, si stabilisce con la donna una serie di obiettivi concretamente realizzabili, in un progetto con tempi e compiti il più possibile definiti. All'interno di questo progetto l'operatrice sostiene la donna nella sua attività di contatto con i servizi, la polizia, le avvocate, ecc. fornendo informazioni, fungendo da collegamento e vincolandosi ad operare con il suo consenso mediazioni per lei vantaggiose. Il colloquio può diventare così un'occasione importante per individuare e nominare l'oppressione, decolpevolizzarsi e abbandonare gradualmente comportamenti auto-vittimizzanti, trovare risorse interne e strade concrete per cambiare la situazione esistente.

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Gruppi di cura di sé
Dopo alcuni anni di attività di accoglienza, sia individuale che di gruppo, la Casa delle donne per non subire violenza ha promosso anche gruppi non direttamente riguardanti la violenza e le problematiche a essa connesse.

I Gruppi di cura di sé sono rivolti a tutte le donne che hanno hanno problemi di autostima e voglia di riprendersi cura di sé attraverso il recupero della centralità e interezza della relazione corpo-mente. Essi nascono dalla profonda consapevolezza dell'unità corpo-mente e vogliono essere uno strumento attraverso cui le donne possono iniziare un percorso su stesse partendo dal corpo: "Il corpo si può considerare il deposito di tutta la nostra esperienze. E' possibile così leggere e conoscere la storia di un individuo dall'espressione del suo corpo".

Con l'attività di accoglienza, infatti, abbiamo constatato come il corpo venga spesso "dimenticato", la cura di sé estremamente trascurata, fino a sviluppare somatizzazioni diverse come conseguenza del maltrattamento. Questi gruppi favoriscono la presa di coscienza del proprio corpo e una migliore consapevolezza di sé.

Il corpo somatizza le emozioni, i sentimenti, le paure, la violenza, i divieti, le pressioni e violenze familiari, le frustrazioni sotto forma di tensione muscolare fino a formare delle vere e proprie corazze che, nate per difenderci dall'esterno, diventano nel tempo un impedimento alla comunicazione e al benessere fisico ed emotivo.

Gruppi di antiginnastica e psicomotricità, di joga, di arteterapia, di stretching e aromaterapia hanno, anche se con modalità diverse, lo scopo di intervenire sulle somatizzazioni, di ripristinare una continuità ed un equilibrio psico-fisico interrotto dalla violenza e dall'isolamento. Rendendo le donne protagoniste del loro cambiamento, riscoprendo il proprio valore, le proprie potenzialità, i propri bisogni.

I gruppi vengono proposti 2 volte all'anno e hanno una durata di 2/3 mesi con incontri settimanali. Sono condotte da terapeute professioniste che hanno esperienza nell'ambito della violenza e sono in stretto contatto con le operatrici dell'Associazione. Spesso operano anche a livello volontario.
La partecipazione per le donne è gratuita.

Ho scoperto una pubblicazione in pdf...
è possibile riceverla anche in abbonamento postale e mi muoverò immediatamente per capire come richiederla.

Ricordo a tutte le donne che passano di qui che per noi che siamo "fortunate" e non ne abbiamo bisogno o non ne abbiamo "più" bisogno, è possibile ancora contribuire al sostentamento delle varie istituzioni in Italia con piccoli contributi
clicca qui per vedere come puoi contribuire

La forza che si sprigiona dall’unione tra donne è veramente immensa, anche quando siamo solamente in due, figuriamoci poi cosa possiamo fare quando siamo in tante.
Se non ora quando? È questo lo slogan di indignazione lanciato in tutta Italia per dire basta alle umiliazioni e alle violenze che le donne subiscono nel nostro paese.
Con queste righe, vogliamo infondere un soffio di speranza e ottimismo per una vita migliore, per le donne e per gli uomini, in onore di tutte noi e, soprattutto, di quelle che non ci sono più come le 127 donne uccise nel 2010, dati emersi dall’indagine Il costo di essere donna, presentati in occasione dell’8 marzo presso l’Istituto Parri di Bologna.
Troverete tra queste pagine un commento alla ricerca da cui emerge il tanto, tantissimo che c’è ancora da fare in Italia, non solo per ottenere una migliore qualità di vita per le donne, ma perché, e questo è davvero paradossale nel 21° secolo, le donne restino in vita!
Parleremo anche del Piano nazionale contro la violenza di genere appena approvato dal governo; del rapporto 2011 di Save the children sulla violenza assistita dei minori delle donne che subiscono violenza; delle rivoluzioni di febbraio nel Magreb dal punto di vista femminile.
Troverete notizie circa l’apertura della terza casa rifugio e della progettualità futura della nostra associazione, anche grazie alle numerose donazioni ricevute, non solo dai nostri fedelissimi donatori del 5 x 1000, ma anche da parte di tanti altri. Abbiamo lanciato, sempre in occasione dell’8 marzo, il Comecitrovi, un’importante mappatura nazionale dei Centri antiviolenza, una guida utile alle donne che hanno bisogno di aiuto, ma anche a tutti gli altri, cittadini, enti e istituzioni.
Noi speriamo che la vostra attenzione rimanga alta e che la presenza del Centro antiviolenza nel nostro territorio sia sentita da tutte e tutti, come punto di riferimento in caso di aiuto ma anche come interlocutore sui possibili e diversi modelli di relazione donna/uomo.
E nel ricordarvi che l’Italia è tra i paesi europei con un numero ancora insufficiente di Centri antiviolenza in rapporto al fabbisogno delle donne e alla distribuzione sul territorio, vi invitiamo più che mai ad aderire alla nuova campagna del 5 x mille a favore della Casa delle donne, per aiutarci a sviluppare progetti ed aiutare donne e bambini nel percorso di uscita dalla violenza.
Il 5 x 1000 non ti costa nulla, per le donne che hanno bisogno di aiuto invece è essenziale.


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