- RICEVETTI DEI FIORI OGGI -

Non è il mio compleanno o nessun altro giorno speciale; ieri sera abbiamo avuto il nostro primo litigio, e mi disse molte cose crudeli che in realtà mi offesero. Ma Lui ha detto che è pentito e non lo ha dette sul serio, perché oggi mi mandò dei fiori.

Ricevetti dei fiori oggi!

Non è il nostro anniversario o nessun altro giorno speciale; ieri sera mi spinse contro la parete e cominciè a picchiarmi. Sembrava un incubo, ma dagli incubi ti svegli e sai che non è reale; questa mattina mi alzai addolorata e con lividi da tutte le parti, ma io so che è pentito; perciò mi mandò oggi dei fiori.

Ricevetti dei fiori oggi!

E non è il giorno di San Valentino o nessun altro giorno speciale; ieri sera mi picchiò e minacciò di ammazzarmi; nè il trucco o le maniche lunghe potevano nascondere i tagli e colpi che mi causò questa volta. Non potei andare oggi al lavoro, perché non volevo che mi vedessero così. Ma io so che è pentito; perché lui mi mandò oggi dei fiori.

Ricevetti dei fiori oggi!

E non era giorno delle mamma o nessun altro giorno speciale ieri sera ritornò a colpirmi, ma questa volta molto peggio. Se riesco a lasciarlo, che cosa faccio? Come farei io da sola a tirare avanti con i bambini? Che cosa succederà se ci manca il denaro?. Ho tanta paura, ma dipendo tanto da lui che temo a lasciarlo. Ma io so che è pentito perché quello mi mandò oggi dei fiori.

Ricevetti dei fiori oggi!

Oggi è un giorno molto speciale: È il giorno della mia funzione funebre. Ieri sera finalmente riuscì ad ammazzarmi.

Mi picchiò fino alla morte.

Se per lo meno avessi avuto il coraggio e la forza di lasciarlo; se avessi accettato l'aiuto di professionisti. Oggi non avrei ricevuto fiori! Alla fine, l'amore che ricevi è l'amore che dai!

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25 Novembre 2010

Oggi è il 25 novembre ma neppure Google lo ricorda...Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

I quotidiani nazionali e locali in questi giorni ne parlano riportando statistiche orribili che, purtroppo, nei giorni a seguire verranno dimenticate sostituite dal gossip del momento o dalle informazioni partitiche pilotate che mirano ad annebbiarci il cervello.
E nuovamente la violenza, e in particolar modo la violenza verso le donne, verrà dimenticata...
Ma io non posso dimenticare.
E tante altre donne non potranno dimenticare.

Mentre preparavo l'immagine raccogliendo qua e là il poco materiale disponibile in rete, mi sono resa conto che sfogliando l'album dei miei ricordi avrei potuto trovare immagini terrificanti da pubblicare ma, fortunatamente, in quei momenti non c'era nessuno ad immortalare il momento.
Fortunatamente? Sì...almeno mia madre non era lì con la macchina fotografica istigandomi mio padre contro e ben felice che il punchball della situazione fossi io e non più lei...
Perchè puntiamo il dito contro gli uomini? Solo perchè loro sono lo "strumento" fisico della violenza?
Ma cosa c'è dietro?
Questi uomini così violenti, non sono forse i nostri figli?
Dove hanno appreso la violenza? L'hanno forse vissuta nelle nostre famiglie e stanno ripetendo il giochino che forse ritengono sia "naturale"?
Non sono qui a difendere nessuno. Non ce ne è bisogno. Anche perchè credo che diventando adulti diventiamo tutti responsabili di quello che facciamo e di quello che è la nostra vita...
Sono qui a chiedermi se le donne veramente vogliono lottare per difendere il diritto di essere così meravigliosamente donne!
Cominciamo da noi!
Da noi, dalle nostre famiglie, dai nostri figli!
Cominciamo rispettando la vita in tutte le sue forme...
Cominciamo "educando" i nostri figli all'amore...
Cominciamo dando l'esempio con il nostro comportamento di donne oneste, corrette, amorevoli soprattutto con noi stesse...
Mentre ero qui a vaneggiare si è svegliato mio marito. Questo essere "uomo" così delizioso che è frutto di un'educazione di "donne" che lo hanno servito e riverito e che ne hanno fatto un uomo che ama appoggiarsi e farsi servire...fra poco usciamo ed io sono felice del rapporto che stiamo riuscendo a creare fra di noi...
L'inferno, il mio inferno così uguale a quello che tanti altri figli hanno vissuto nella loro infanzia, è il prezzo che ho pagato per arrivare ad essere una donna che ha permesso il perpetuare della violenza su di sè arrivando finalmente a chiedere aiuto
...e riuscire a vivere.
Buona Giornata a tutti, con amore, Magda

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Una cartolina, ideata dalla Commissione regionale Pari Opportunità della Toscana, inviterà a riflettere sulla violenza contro le donne e soprattutto a impegnarsi per contrastarla, perché “Anche l’indifferenza è violenza”. Questo lo slogan che farà il giro della città di Firenze, giovedì 25 novembre, grazie alle cartoline che saranno distribuite sul territorio (mercati, scuole, stazioni ferroviarie), caratterizzate anche dal tradizionale Fiocco bianco, divenuto il simbolo della sensibilizzazione nei confronti in particolare di giovani e uomini. Il Fiocco bianco esprime per chi lo indossa un impegno a non rimanere in silenzio di fronte al fenomeno della violenza contro l’altra metà del cielo. Nel 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sceglie il 25 novembre come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

 

La data ricorda l’assassinio avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana delle sorelle Mirabal, “colpevoli” di incarnare la passione per la libertà e la giustizia. La violenza alle donne è un problema nascosto e troppo spesso taciuto. Nonostante tutto, i dati Istat non hanno bisogno di alcun commento: in Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, è vittima della violenza di un uomo. 6,7 milioni di donne hanno subito violenza fisica o sessuale. 7,1 milioni violenza psicologica. 2,7 milioni sono vittime di comportamenti persecutori (stalking). La violenza è opera di partner, parenti e conoscenti. Solo il 6,2% è attuata da estranei. Per la commissione Pari Opportunità il 25 novembre non sarà una celebrazione fine a se stessa, ma una giornata di impegno attivo per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne. L’invito è ad accogliere la sfida, cominciando a leggere la “cartolina” con il “fiocco bianco”, per poi tradurre il tutto nella vita di ogni giorno.

Donne come valvole di sfogo
Giovedí 25.11.2010 18:31

Leggiamo continuamente, soprattutto nel periodo estivo, di efferati delitti in ambito familiare, causati dall’insofferenza dell’uomo nei confronti della donna che ha deciso di lasciarlo. Il più delle volte avvengono durante il cosiddetto “incontro dell’addio”, in cui la donna, più decisa dell’uomo quando si tratta di questioni amorose, ribadisce ancora una volta il suo fermo no a ritornare insieme. Mai accettare quest’ultimo incontro, insistono gli psicologi, se non si ha intenzione di rappacificarsi. Scattano nell’uomo (non certo in tutti, ma solo in quelli tendenti alla violenza verso sé e gli altri) due molle irrefrenabili: l’inappagamento sessuale e il terrore della solitudine.

Forse se la donna si fosse concessa per l’ultima volta, molti delitti si sarebbero evitati, ma non si può chiedere ad essa di fare ciò che le ripugna, e quindi l’unica soluzione è di non andare a un appuntamento finale, a meno che si è sicuri della non pericolosità dell’ex partner. Se costui è un Don Giovanni incallito, nessun timore. Chi “è come al solito leggero”, non insisterà più di tanto. La sua mente già pensa ad altri rapporti, ad altre donne.

Per fortuna che la tendenza alla violenza in amore è solo di pochi alienati e violenti, infantili e irrazionali, incapaci di cambiare e rinnovarsi. Sono privi di ogni capacità di crearsi delle valvole di sfogo che invece compaiono nella maggioranza degli individui, anche in coloro che soffrono molto la fine di un rapporto.

Bisogna ammettere che la donna vive questa fine in maniera emotiva ma decisionale (se ha deciso di troncare, non ritorna più indietro), mentre nell’uomo, riflesso pure della sua diversa funzione sessuale, c’è sempre la tendenza a una sorta di confronto fisico, in cui far risaltare la sua forza. Ma deve essere solo una tendenza di comportamento, quasi un’ultima chance. Se va male, pazienza. L’amore si fa in due. Se dall’altra parte non c’è più questa volontà, occorre ritornare, dal punto di vista emotivo, allo stato iniziale di prima del rapporto. “È stata un’esperienza, bella, interessante, ma si era ormai esaurita”. Una compiuta razionalità deve accettare il dato di fatto. Dopo sarà più facile iniziare un nuovo capitolo della propria vita.

Occorrerà pure farsi un esame di coscienza. Di chi è la colpa? La si attribuisce generalmente all’altra parte. Eppure nel rapporto di coppia sovente le incomprensioni sorgono proprio perché non si è consapevoli che ambedue gli individui hanno bisogno di conservare, pur nell’ambito del vivere insieme, la propria personalità. Non si devono soffocare a vicenda, ma mantenere le proprie valvole di sfogo.

Queste ultime possono essere le più svariate a seconda delle tendenze di ciascuno o di ciascuna: semplici hobby, frequentazioni differenti, serate con amici, piena indipendenza nel lavoro e così via, in modo che, nel caso di una fine traumatica del rapporto, si abbiano subito altri motivi per ricominciare. Non ci deve essere il senso di vuoto, di nullità di tutto che, se anche non porta a reazioni violente, fa soffrire più del dovuto, spesso irrimediabilmente. Meglio se tali valvole di sfogo siano accompagnate dalla riflessione. Chi riflette raramente cade nell’eccesso, perché ritorna in se stesso, nella sua sostanza di individuo pensante, autonomo, la cui ricerca di quello che manca, origine dell’amore, troverà appagamento non più in ciò che gli sta intorno, ma nel suo “io”.

Di Pietro Magno
www.affaritaliani.it/sociale/violenza_donne251110.html

25/11/2010

I NUMERI DELLA VIOLENZA - Sono 115 le donne uccise in Italia nel 2010 a causa di violenza da parte degli uomini. Il dato è emerso da una ricerca condotta dalle volontarie della Casa delle donne di Bologna, che definiscono tali vittime «donne uccise in quanto tali». Secondo l’indagine, diffusa in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, negli ultimi anni si è registrato un costante aumento dei femminicidi: 101 nel 2006, 107 nel 2007, 112 nel 2008 e 119 nel 2009.

L'allarme riguarda, in particolar modo, la violenza domestica perchè le relazioni famigliari e tra i sessi risultano essere quelle di maggior pericolo per la donna: nello scorso anno i responsabili degli omicidi sono stati i mariti per il 36% dei casi, i conviventi o partner per il 18%, gli ex compagni per il 9% e parenti per il 13%.

La ricerca evidenzia, infine, che nel 2009 le donne vittime di femminicidio sono di nazionalità italiana per il 70,8% dei casi come sono per la maggior parte italiani, (76%) i loro assassini.

I centri antiviolenza ai tempi della crisi economica... - I Centri antiviolenza chiudono l’uno dopo l’altro «strangolati dai tagli della Finanziaria e dall’ostilità degli Enti locali, intanto 19 donne vengono uccise dai partners o ex partners solo in 26 giorni, tra ottobre e novembre di quest’anno». È quanto denuncia D.I.RE. (Donne in rete contro la violenza), l’associazione che raccoglie 58 centri antiviolenza in Italia, alle soglie della Giornata Internazionale contro la Violenza alle Donne, che ricorre giovedì 25 novembre. In una conferenza alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, le rappresentanti dei centri di Palermo, Cosenza, Viterbo, Pescara, Udine, Messina, Napoli e Roma hanno fornito la propria testimonianza per lanciare un allarme sull'inadeguatezza numerica delle strutture di accoglienza rispetto al bisogno generato dal fenomeno della violenza nel Paese e sull'esistenza di leggi regionali che non vengono finanziate. Secondo D.I.RE., infatti, nel 2009 13.587 donne, il 67% delle quali italiane, si sono rivolte ai centri antiviolenza dell’associazione: il 14,2% in più rispetto al 2008. Nelle strutture che prevedono la possibilità di alloggio, sono state ospitate 576 donne e 514 minori, a fronte di una capacità alloggiativa di 393 posti letto. «La realtà del nostro Paese – ha spiegato Concetta Carrano, di Differenza Donna – è in contrasto con le indicazioni dell’Onu e dell’Unione Europea, i cui standard, fissati nel 1999, prevedono l'esistenza di almeno un centro antiviolenza familiare ogni 10.000 persone e un centro di emergenza ogni 50.000 abitanti». Durante la conferenza è stato sottolineato, inoltre, che i centri antiviolenza costituiscono un investimento non solo sociale ma anche economico del Paese, perchè «una donna accolta in un centro costa sette volte meno rispetto al caso in cui viene assistita dai servizi sociali». «Esempi virtuosi - hanno detto le iscritte a Donne in rete – sono i centri di Differenza Donna nel Lazio, fiore all’occhiello dell’amministrazione Zingaretti». «Sono anni che il ministero ci assicura l’esistenza di un fondo di 20 milioni di euro – ha concluso Carrano – ma ancora non sono chiari nè i tempi nè i modi di distribuzione».
http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/...ulle_donne.html

24/11/2010

Il manifesto di Telefono Donna per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne non piace all'assessore al decoro urbano di Milano. Offende la tradizione cristiana e il pubblico decoro. Ma qui stiamo parlando di stupro, ci rendiamo conto?
Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. La giornata contro gli stupri che ogni giorno, in ogni parte del mondo, rovinano l'esistenza a bambine, ragazze, donne, per mano di uomini che uomini non sono, ma bestie. Bestie impunite perché solo una minima parte delle vittime ha il coraggio e la forza di denunciare il suo carnefice. E spesso l'aguzzino non ha ciò che si merita.
Oliviero Toscani ha realizzato la campagna pubblicitaria per Telefono Donna: una donna nuda distesa sul letto, con le braccia aperte come se fosse in croce, e sotto la scritta: "Chi paga per i peccati dell'uomo?".Un richiamo a Gesù crocifisso. Ma l'assessore al decoro urbano di Milano Maurizio Cadeo (An) insorge: quell'immagine non può passare, è un'immagine di nudo. E poi strumentalizza il simbolo della cristianità, va contro il pubblico decoro. Stefania Bartoccetti, che ha fondato nel 1992 la onlus, è sorpresa: «Avevamo già il via libera… Sono cattolica e non vedo niente di blasfemo o offensivo». Anche noi siamo sorpresi, e francamente non riusciamo a capire il motivo di questo alt.

i blogger.
«Lo stupro non è un problema. Non fa notizia. Il nuovo manifesto di Telefono Donna non fa indigna per quella verità sconvolgente che urla al mondo ma per la forma - scrive Njnye - Per chi ancora non lo sapesse, il crocifisso non si tocca. Mai. Neppure per una campagna sociale, neppure se il legame col martirio non è neppure poi così gratuito. In caso contrario è scandalo, si incappa nella censura, perché si è offeso un simbolo della cultura cristiana».

«È un'immagine troppo forte quella della ragazza crocifissa sul letto. Quasi blasfema. Invece stuprare una donna, aprirle le gambe a forza, infilarci quello schifo che hai in mezzo alle gambe? Avete idea del male, se non lo vogliamo? - scrive sul suo blog Annuska_84 - Farla sanguinare, riempirla di botte, romperle il naso, costringerla a girare con gli occhiali da sole quando piove? Invece quello cos'è? Che schifo, sono stufa. Sono stufa di un paese che le donne le vede solo come veline, perché i poster di Intimissimi e Golden Lady, quelli vanno bene, quello del Telefono Donna no. È Blasfemo. Vero?».

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24/11/2010

In Italia viene uccisa una donna ogni 2/3 giorni e nel 70% dei casi il luogo del delitto è quello più insospettabile, la casa. La crescita del 'femminicidio' è impressionante e ha raggiunto l'apice nell'estate del 2010, definita non a caso "di sangue": da maggio ad oggi si sono verificati oltre 48 omicidi di donne, di cui il 46% sono stati commessi al nord, il 23% al centro e il 31% al sud.

Punte allarmanti si registrano in Lombardia, dove solo nel 2009 si sono registrati 29 casi, otto dei quali a Milano, su 119 totali in tutta Italia. In pratica, nella regione un omicidio su cinque ha visto vittima una donna.

È il drammatico quadro delineato questa mattina all'Ospedale Fatebenefratelli, dove è stato presentato il nuovo volume "Donne e violenza, diamo voce al silenzio", destinato agli operatori sanitari degli ospedali lombardi. La scelta di distribuirlo ai medici deriva dalla consapevolezza che il "raptus folle" non esiste, perché è sempre preceduto da una storia pregressa fatti di numerosi segnali che, essendo taciuti dalle donne maltrattate, devono essere riconosciuti dai medici.

"Gli operatori sanitari rappresentano il primo interlocutore per le vittime di violenza domestica. È il Pronto Soccorso il luogo dove le donne maltrattate si rivolgono con maggior frequenza ed è la sede dove far emergere una lunga storia di maltrattamenti intra-familiari - ha affermato Caludio Mencacci, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli -. Gli operatori devono quindi essere messi in grado di leggere i segnali di allarme aiutando la vittima a usufruire delle strutture adeguate al caso suo. Ma soprattutto devono sapere cosa è meglio non fare per evitare di peggiorare la situazione". Considerate dunque le difficoltà dei medici nell'aiutare le donne vittime di violenza, si è cercato, attraverso il volume, di impartire delle linee guida per educare gli operatori e prevenire il dramma.

I dati Istat relativi al 2009 mostrano che sono state oltre 7 milioni le donne vittime di violenza fisica o sessuale in Italia, con pesanti conseguenze per la salute fisica e mentale, un fenomeno che questo manuale si prefigge di arginare: "il vademecum vuole recepire i segnal d'allarme correlati all'abuso e favorire l'accesso alle cure e alla valutazione di questi episodi in ambito specialistico" ha infatti spiegato Giovanni Filocamo, Dipartimento Neuroscienze Facoltà Medicina e Chirurgia Università di Torino.
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http://www.affaritaliani.it/milano/donne_f...elli241110.html


«UCCISE PERCHE' AUTONOME» - Il primato del Nord, dove avvengono il 50% delle aggressioni mortali sulle donne, per il professor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze al Fatebenefratelli, è riconducibile alla «scomparsa della famiglia allargata che porta alla solitudine della coppia e la maggiore autonomia delle donne che lavorano, che diventa spesso motivo scatenante della violenza». Dei 23 casi lombardi dell'anno scorso, 8 si sono registrati a Milano, 6 a Bergamo, 2 rispettivamente a Brescia, Varese e Cremona e uno rispettivamente a Mantova, Lecco e Sondrio. Un trend che è proseguito anche la scorsa estate (maggio-prima metà di novembre 2010), periodo nel quale, sempre secondo il monitoraggio effettuato dall'ospedale, sono state registrate 48 vittime, di cui 8 in Lombardia. In generale, chi uccide una donna è nel 90,3% dei casi conosciuto dalla vittima e per il 76% italiano. La casa della persona aggredita è il luogo del delitto nel 70% dei casi. Il movente è principalmente passionale (22,1%) e nel 52% dei casi era già presente una storia pregressa di litigi.

IL VADEMECUM: RICONOSCERE I SEGNALI - Proprio perché l'uxoricidio è solo l'ultima tappa di un percorso, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) e il Fatebenefratelli, in collaborazione con l'Associazione italiana medici di famiglia, hanno redatto un vademecum destinato agli operatori sanitari per riconoscere le vittime di violenza domestica e intervenire ai primi segnali, per prevenire anziché attendere la tragedia. Il vademecum, una quarantina pagine, è scaricabile online dal sito www.ondaosservatorio.it e sarà distribuito nei 67 ospedali lombardi «amici della donna» premiati con i Bollini rosa di Onda. L'opuscolo porta le firme di Claudio Mencacci, primario psichiatra al Fatebenefratelli; Alessandra Bramante, criminologa esperta in uxoricidi e mamme assassine, una delle «pink lady» dello staff dell'ospedale milanese; Giovanni Filocamo dell'Aimef e del Dipartimento di neuroscienze dell'università di Torino. Autrice dell'introduzione Alessandra Kustermann, responsabile del Soccorso violenza sessuale e domestica (Svsed) della Fondazione Policlinico-Mangiagalli di Milano, autorità metropolitana in materia e tra i premiati degli «Ambrogini d'Oro» assegnati dal Comune. «Chiedo uno sforzo anche all'Ordine dei medici, che potrebbe inviare la guida a casa a tutti gli iscritti almeno in Lombardia», propone Kustermann.
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http://milano.corriere.it/milano/notizie/c...237252911.shtml

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25 Dicembre 2008
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"La violenza domestica è una delle principali cause di morte per le donne prima degli incidenti stradali, del cancro e della guerra ".

Questa statistica è riportata da tutti i quotidiani, le riviste, gli articoli che parlano di violenza ai danni delle donne. E purtroppo la cronaca ci consegna quasi quotidianamente storie che lo confermano.

Io stessa che ci sono passata, faccio ancora fatica a crederlo. Eppure, da allora, ne ho viste così tante!

Se si ferma un attimo l'attenzione al significato, ci si sgomenta da quanto è terribile. Con tutte le guerre e gli incidenti che ci sono nel mondo, con tutte le malate di cancro (che sono ancora tantissime, nonostante la maggior prevenzione anche solo di una generazione fa), morire per mano di un familiare o di un conoscente è ancora uno dei pericoli maggiori, per una donna.

Le raccomandazioni delle mamme (guarda sempre prima di attraversare! non prendere mai caramelle e non dare confidenza agli sconosciuti!) sembrano, anzi sono, paurosamente superate. Prima di queste si dovrebbe insegnare alle nostre figlie, nipoti, sorelle, cugine... "stai sempre attenta ai segnali di chi vive in casa con te, che potrebbero rivelarti un potenziale aggressore, persecutore, assassino".

Se si ferma un attimo l'attenzione al significato, ci si sgomenta da quanto è terribile. Se questa è la statitistica per le morti, non si riesce nemmeno ad immaginare quanto sia alto il numero di quelle "fortunate" come me che sopravvivono, dopo essere state picchiate e minacciate, spesso stuprate, aver subito tipi diversi di violenza fisica e psicologica dai propri compagni, padri, fratelli, parenti... E che non riescono, per tanti motivi diversi, ad uscire da una spirale di violenza che le inchioda, le terrorizza, le paralizza. Oppure che, come me, pagano un prezzo molto alto, ovviamente ingiusto, per "liberarsi".

E davvero, da fuori, è difficile, quasi impossibile, capire davvero come possa succedere.

Tu stessa, fino al giorno prima, pensi davvero, anzi sei sinceramente convinta che a te non potrebbe mai capitare. Che sapresti cosa fare, come reagire, che non potrebbe mai capitarti perchè lui ti ama, e tu sei troppo emancipata libera intelligente da cacciarti in quella situazione.

Ma non è così. Lo shock di essere aggredita dal tuo compagno è talmente enorme che non sei più la stessa, non pensi più come un attimo prima, non riesci a pensare a nient'altro che fare qualunque cosa perchè la smetta, perchè non si incattivisca ancora di più, ti adegui immediatamente a quello che intuisci essere l'unico comportamento che in quel momento può salvarti la vita, evitare altre violenze a te e spesso ai tuoi figli. Il più delle volte sopravvivere significa assecondarlo. Ma ci pensi? Avresti mai pensato prima che avresti assecondato un mostro che ti mette le mani addosso?

E non è solo una questione culturale, sociale, religiosa, come in molti, sbagliando, pensano. Purtroppo anzi moltissime delle violenze nei confronti delle donne vengono perpetrate da distintissimi uomini, con una cultura ed un reddito medio-superiore, che fuori di casa, agli occhi del mondo, sono uomini di successo. Ma che dentro le mura domestiche si sentono in diritto di alzare la voce e le mani, fare pressione psicologica, spesso economica, costringendo la donna in una zona d'ombra di minacce, ritorsioni, violenze e vendette.

E dalla quale non è possibile uscire solo con le proprie forze, se non si è aiutate. E anche in questo caso, spesso le donne non riescono lo stesso ad essere tutelate e protette a sufficienza, o perchè non credute, o perchè (purtroppo) la legge non consente misure restrittive valide se non in casi estremi, quando ormai è troppo tardi. La cronaca è piena di donne uccise dai propri compagni, dopo che erano già state presentate denunce, dopo che magari a lui era stato imposto (si, ma a parole!) di non aver contatti, di non avvicinarla. E questo solo per aver cercato di sottrarsi al loro controllo.

Che è una cosa che questo tipo di uomini non riesce proprio a sopportare.

La cosa che a me ha creato più sgomento è scoprire che spesso ci sono dei segnali, ma che solo dopo appaiono davvero chiari segnali di quello che potrà succedere, di quella che è la vera indole di quell'uomo.

Prima no, non è davvero possibile capirlo se non dopo che si è manifestata la violenza.

Quante volte abbiamo condiviso giornate in cui lui è di cattivo umore e non tiene in considerazione quello che facciamo o diciamo? In cui non è contento di niente? In cui ci siamo anche sentite magari un po' gratificate perchè si è dimostrato geloso? Quante volte è lui che si occupa di tutto, non lasciando che noi "ci preoccupiamo"? Quante volte si diradano (per non dire tagliano del tutto) i contatti con i nostri familiari o amici perchè lui preferisce stare solo con noi?

Il più delle volte, per fortuna, è solo una giornata storta, è davvero premuroso nei nostri confronti, ci tiene davvero a noi e si preoccupa un po' se qualcuno si interessa troppo a noi, realmente è solo un po' orso e preferisce stare con noi invece che frequentare familiari ed amici.

Ma se invece si scatena un episodio di violenza, ci si accorge che tutti questi comportamenti potevano essere segnali di pericolo. Che la gelosia era solo possesso, che il malumore era solo verso di noi, perchè ci considera e tratta come una stupida che non capisce niente, che occuparsi delle cose è solo per avere il totale controllo della nostra vita, che tentare piano piano di isolarci dagli altri è solo per toglierci supporto e aiuto dall'esterno.

Ed è così difficile accettare e superare il fatto che ci siamo sbagliate nel valutare, che non ci siamo accorte del pericolo, non ci rendiamo conto di come sia stato possibile arrivare a quel punto.

Non è colpa nostra, questo lo capiamo. Ma una violenza fisica o psicologica da parte del nostro partner (che lo è spesso da anni) devastano completamente le nostre certezze, le nostre sicurezze, la fiducia che abbiamo nel mondo e negli uomini, ma soprattutto in noi stesse. E questa è una ferita che ci mette molto più tempo a guarire rispetto ad un livido o ad un osso rotto. E purtroppo per quanto tu sia una donna forte, autonoma, con tante risorse e tanto supporto dagli amici e dai familiari, ci vuole tempo.

E' passato più di un anno, e io VIVO (si, sono stata più fortunata di tante donne).

Ma non sono ancora guarita.

un'anonima amica per la campagna del fiocco bianco

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il fiocco bianco
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